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Mai più sciacalli I 100autori, o per meglio dire i gerarchi che ne stabiliscono le manovre, stanno provando a sovrapporsi a Indicinema tentando di copiarne l’iniziativa distributiva. La definiscono “distribuzione alternativa” ma ci potrebbe chiedere se alternativa a loro e all’offerta culturale cinematografica che dagli anni ‘90 ha reso miliardari i capi dei 100autori. In realtà niente di alternativo e nulla di nuovo. Il peggio dell’Italia emerge ancora una volta nella sua manifestazione più becera e volgare e prova ad imporre egemonia con metodi paramafiosi e repressivi. Si tratta in questo caso di un tentativo talmente demagogico e castista che anche un bambino di 5 anni riuscirebbe a interpretarlo per quello che è: il gruppo di potere e di interesse si indigna per la lesa maestà provocata da alcuni cittadini che sulla sola forza del lavoro, dell’impegno culturale e sociale e senza aiuti dall’alto stanno realizzando un grande progetto collettivo e partecipato.
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Prodotto, mercante di pubblico Stanno proliferando iniziative di ogni genere per distribuire film e documentari. Il termine “distribuire” prima aveva un senso abbastanza preciso che riguardava qualcosa molto simile a una relazione con il pubblico che fruiva consapevolmente di opere cinematografiche. Quella a cui stiamo assistendo sembra più una corsa pazza per accaparrarsi le bancarelle migliori al mercatino del cinema. Potrebbe perfino succedere che i venditori diventino più numerosi del pubblico. La rete è immensa e offre sbocchi infiniti, lo dicono tutti. Anche l’offerta televisiva era definita tale e al moltiplicarsi dei canali è accaduto che si siano propagate anche le televendite, per non parlare degli spazi pubblicitari e dei loro gestori.
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Intervento Indicinema agli Stati Generali della Cultura Alcune persone potrebbero ritenere che Sati Generali è un appellativo forte per presentare un’iniziativa sullo stato e sul progetto della cultura. Potrebbero pensare che non è il caso dei solenni consessi che si rendono necessari in una condizione di pericolo incombente oppure in una situazione di ricostruzione sulle macerie. Di fronte a questa perplessità appare assai semplice trovare motivazioni e riferimenti che spingono una grande forza politica del Paese a convocare degli stati generali e provare a ripensare l’essenza delle dinamiche della produzione e dell’offerta culturale nel suo complesso.
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Anime vicine ma disunite Nella puntata di ‘in 1/2h’ andata in onda oggi – 16 ottobre – sono intervenute tre anime distinte che di fronte alle domande della Annunziata hanno ben definito posizioni e caratteristiche della loro attività, sia essa movimentista o politica. È già di per sé triste trovarsi a distinguere così nettamente movimento e politica soprattutto in un momento che richiederebbe unità e condivisione, ma la pericolosa ondata di antipolitica che si è abbattuta con effetti tragici nella nostra immatura società ci costringe a tracciare confini che non vorremmo esistessero.
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Mostra Internazionale del Cinema 6 settembre 2011 - Lido di Venezia Casa degli Autori Intervento di Stefano Pierpaoli - Indicinema e Presidente CONSEQUENZE La spinta originaria che ha voluto suscitare e che anche ha suscitato l’iniziativa di Indicinema è caratterizzabile in un termine che è quello della contestualizzazione. Noi chiediamo infatti e abbiamo chiesto fin dall’inizio, una contestualizzazione nei tempi che stiamo vivendo, rispetto agli scenari sociali, politici, economici che stiamo attraversando. Non può che esserci allarme per quello che sta accadendo e angoscia per certe scelte mancate e per altre sbagliate, totalmente sbagliate, che vengono prese in questo paese. Dal nostro punto di vista, dovendo parlare di cinema e dovendo parlare di nuovi scenari, non potevamo tirare fuori il ragionamento sul cinema, e il nostro è un ragionamento di sistema sul cinema, ci teniamo a sottolinearlo. Noi proponiamo un modello proprio per inserire questa nostra proposta in una ragionamento di sistema che prima o poi andrà affrontato, e contestualizzare l’argomento cinema, l’argomento espressione cinematografica, l’argomento offerta culturale, vuol dire anche togliere il palcoscenico principale a taluni personaggi che pur nel loro ruolo autorevole spingono verso un immagine di un cinema che va a gonfie vele, che è in grande sviluppo che in grande salute. E questo fa un po’ l’eco di un atteggiamento politico che ci ha spinto all’ottimismo, che ci ha spinto a vedere le cose in maniera sempre positiva e che ha quindi alterato, non solo l’attività politica nella sua essenza, ma anche la percezione collettiva di quanto stava succedendo in Italia.
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Re-inventare il quotidiano Commissariati e costretti almeno a salvare la faccia di fronte all’Europa che ci vede ormai come il Far West del Vecchio Continente. Dall’imbarazzo e la retorica che sgorgava dalle conferenze stampa sulla manovra si è capito subito che nessuno di loro sapeva bene dove andare a parare. In compenso, si fa per dire, tutti gli Italiani si sono resi conto che l’unica cosa che il Governo riuscirà a salvare non sarà tanto la faccia quanto semmai, come sempre, la feccia. Quella parte che ad esempio corre a cercare cassette di sicurezza in Svizzera per nascondere chissà cosa, grotteschi e volgari malviventi abituati al paese dei balocchi, in cui tanto è permesso e troppo è addirittura protetto.
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I Signori della Fuffa Ci giunge voce che il 9 settembre alla Mostra di Venezia, vedrà il suo esordio un incontro dal titolo “Banche e Cinema” organizzato dall’ANICA e ABI, Associazione Bancaria Italiana. Tale appuntamento ha l’ambizione di diventare un rituale permanente del Festival di Venezia. Banche e Cinema potrebbe essere l’epigrafe della Cattleya che da anni rappresenta l’esempio per lo meno palese della consociazione tra una Banca –S. Paolo IMI - e un produttore – Riccardo Tozzi, presidente dell’ANICA e legittimo garante dei 100autori. È uno strano paese l’Italia. Mentre frana l’architettura sociale e crolla l’economia reale, c’è chi ragiona solo sulla base dei propri rapporti privilegiati come se nulla stesse accadendo sulle strade che scorrono sotto il loro attico con vista panoramica. È un paese in cui si preferisce cominciare dalla fine, o meglio cominciare dagli interessi del club dei miliardari – banche e dirigenti protetti – che invece di ragionare sull’assetto culturale e sugli spazi di libertà espressiva, continuano a costituire alleanze finanziarie sul modello degli anni ’80 e ’90. Amici degli amici che si arroccano nei fortini dorati per rappresentare un Italia che naviga col vento in poppa sull’onda di successi che riguardano soltanto loro.
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Serpenti & Perplessi In occasione dell’incontro pubblico svoltosi presso la sede dell’ANAC, c’è stato un intervento di Mariangela Barbanente – Presidente di Doc.it – che ha legittimamente espresso una sua perplessità e ha provato a indicare il finanziamento pubblico al cinema indipendente come elemento di contraddizione rispetto all’indipendenza stessa. La contraddizione che Mariangela Barbanente – Presidente di Doc.it - ha tentato di inserire nel concetto di indipendenza svanisce nel nulla se la si esamina nel valore stesso dell’indipendenza, che per sua natura non si sottopone a vincoli indotti né tiene conto, soprattutto nella sua dimensione espressiva e artistica, di condizionamenti provenienti dall’esterno, sviluppandosi solo secondo parametri di autonomia creativa. Nella ricerca pur forzata ed evidentemente strumentale, di rintracciare una dipendenza dal semplice fatto legato ai finanziamenti statali è bene ricordare che il finanziamento non è erogato all’opera in modo diretto sulla base di criteri esclusivamente artistici, ma viene concesso a imprese che intendono produrre l’opera stessa.
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