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Dire NO alla nascita delle cricche

Ecco una lettera (autentica e testuale, i nomi e i riferimenti sono stati rimossi per ovvi motivi) che ho inviato a funzionari pubblici.

Gentili XXXX e YYYY,
esiste un confine che ritengo nessun uomo debba mai oltrepassare.
E' quello segnato da un principio etico di responsabilità rispetto al quale io non posso abdicare.
Quando ci incontrammo, discutemmo di un progetto da presentare a XXXXXXXXXXXX, definendone le linee guida e descrivendo i passaggi che ci dovevano portare concretamente alla proposta.
Da allora si sono verificate molte inquietanti incongruenze e ho riscontrato la preoccupante assenza di interesse e di operatività. Potrei anche riscrivere l'ennesima bozza di progetto ma se i presupposti sono quelli che ho ascoltato in occasione dell'ultimo incontro - "se conosci la Fondazione ICS, l'associazione IPSILON e la società PINCOPALLINO falli entrare nel progetto che sarai maggiormente accreditato" - credo proprio che non ci siamo. Se la regola è sempre questa, se la regola è quella di dover essere "amici degli amici", non ci sto. In un'iniziativa finalizzata al bene comune, alla crescita collettiva, all'impegno per una socialità sana, non possono esserci forme di inquinamento all'italiana nè schemi burocratici/affaristici che esulano dai principi ai quali mi riferisco e rispetto ai quali non intendo retrocedere. Se questi erano i presupposti me lo dovevate dire subito e immeditamente avrei manifestato la mia indisponibilità. Preferisco operare in modo trasparente e verificabile e come avrete visto nello stesso periodo in cui ho subito silenzi, rinvii, sparizioni e sostanzialmente mancanze di rispetto verso di me e verso il mio lavoro, sono riuscito a ottenere importanti risultati, privi di aiuti dall'alto o di amicizie particolari.
Non sono nè sarò mai un "faccendiere" e non accetto che mi si chieda di tessere tele striscianti per accreditare il mio lavoro, e sottolineo il mio lavoro.
Sarebbe offensivo per la mia dignità e per la mia storia personale, come risulta offensiva la gestione culturale e quella legata all'handicap per quanto sto tristemente riscontrando nel corso dell'attività che svolgo quotidianamente.
Non ho mai partecipato a mattanze e nemmeno a grandi abbuffate e voglio continuare a tenermi a distanza da questi squallidi rituali italiani. Anche un minimo passo indietro nei confronti dei miei principi etici, professionali e artistici rappresenterebbe per me un fallimento insopportabile.
Avrei preferito immediata chiarezza e un onesto confronto tra uomini. Non sono una "marchetta" a disposizione della burocrazia e il solo fatto di doverlo sottolineare mi trasmette nausea e rabbia, nel momento stesso in cui opero in un contesto per me inaccettabile.
Vi immagino sbuffare, forse annoiati da queste parole ed è una reazione che può sorprendermi solo in parte, tuttavia quando ci si imbatte in un uomo è fatale che questo accada.
Questa è una dimensione che mi è estranea. Mi volete mettere all'angolo ma questo non è il mio ring.
Il mio terreno è leale, imparate a esserlo anche voi. Se avete dei figli si troveranno meglio in una società meno infida e meno subdola e potrete guardarli negli occhi. Il mondo che state preparando loro è pericoloso.
E quando vi chiama un uomo rispondete al telefono: nella peggiore delle ipotesi imparerete qualcosa.
Buona fortuna
Stefano Pierpaoli

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