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| Lunedì 18 Ottobre 2010 12:37 |
Nel suo ultimo editoriale, Ernesto Galli della Loggia ci offre un quadro preciso sui rapporti di forza all’interno del PDL. Un quadro tuttavia ben noto, che a null’altro risponde se non alla logica del capo e degli obbedienti maggiordomi.Una storia ormai vecchia, impolverata da anni di parole che hanno ottenuto uno scarso riscontro di consapevolezza nell’elettorato di destra e che in definitiva reitera impietosamente la miseria politica del nostro paese. Continuare a definire il berlusconismo come la sola novità politica dell’ultimo ventennio è una perversa fantasia che aumenta la confusione e allontana dalla realtà. Il Silvio nazionale è quanto di più vecchio, anacronistico e di già sperimentato che si potesse inventare. Riassume in sé tutti i peggiori difetti della vecchia e vecchissima politica – corruzione, cospirazione, clientelismi, leggi/truffa, collusione con organizzazioni mafiose – ed esprime con volgare chiarezza i deteriori principi dei tiranni medievali o delle peggiori classi dirigenti del dopoguerra. Il progetto politico del Cavaliere riassume semmai la morte della politica, intesa come impegno nobile a favore del bene comune e come strumento di limitazione del potere. Finchè si offrirà una rappresentazione mistificatoria di questo fenomeno anti-democratico, la trappola che sta strangolando l’Italia agirà indisturbata soprattutto nei confronti dei sentimenti di quelli che in questo editoriale vengono definiti “tanti degnissimi Italiani”, che nel caso Galli della Loggia non se ne fosse accorto, già si sentono motivati a votare Verdini, la Brambilla e Scajola, visto che l’hanno fatto e probabilmente continueranno a farlo seguendo la logica degli opposti schieramenti dei tifosi. Non credo che “riconoscere che l’operazione storica di sdoganamento della destra compiuta da Berlusconi nei confronti del sistema politico italiano” sia un obbligo di obiettività. Mi appare più come uno stato alterato della coscienza, così come mi risulta incomprendibile l’idea che questo passaggio morirà con la fine di Berlusconi. Scorretto e fuori luogo infine, l’attacco nei confronti di Fini, le cui prese di posizione e le scelte che ne sono derivate nell’ultimo anno hanno davvero rappresentato un accenno di novità nello scenario politico nostrano. Se anni fa diceva che Mussolini è stato il più grande statista del ‘900 e si è prestato al gioco del boss, ne ha scontato ampiamente la pena. I passi che Fini ha compiuto in questi mesi descrivono il distacco non solo da Berlusconi ma anche da quella cultura stantia di cui continuano a cibarsi i suoi ex camerati, asserragliati tra le pieghe del portafoglio del padrone e subito pronti a tradirlo. Non sappiamo se sarà Fini a ricomporre e finalmente a sdoganare sul serio la destra italiana, ma è infondato, allo stato attuale, accusarlo di immobilismo e di inconcludenza. Stefano Pierpaoli |









