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marzianoDialogo tra un marziano vero e un marziano italiano

-          Ma si parla di denaro o di cultura?

-          Ma sì, senza fondi è impossibile sostenere l’industria cinematografica e se non si concedono finanziamenti ai produttori non potranno dare lavoro a decine di migliaia di persone che lavorano nel settore.

 

-          Ma un’industria degna di questo nome non dovrebbe saper camminare con le proprie gambe?

-          Beh, in effetti sì, ma per aiutare la cultura occorre il supporto statale. Del resto avviene in tanti altri paesi europei in misura notevolmente maggiore.

-          Ah, allora si parla di cultura. Bello. Ed è stato bello vedere tante associazioni unite, tanti cittadini che condividono uno stesso obiettivo culturale.

-          In realtà non si riesce a capire se è proprio così, però c’è stata una mobilitazione…pensa che è stato occupato il tappeto rosso del Festival di Roma. Quello all’Auditorium! Ti rendi conto?

-          Per dare un segnale all’intera popolazione, immagino.

-          Su questo ancora c’è qualche dubbio. Sai, in Italia tutti sono molto concentrati sui loro problemi, non si arriva più a fine mese, siamo in piena crisi economica, perciò non è facile far capire che questa lotta è proprio a favore della cultura come risorsa, come bene comune. D’altro canto non lo abbiamo capito nemmeno noi. Da tanti anni il cinema fa poca cultura e quindi…

-          Ma i produttori sono sempre i soliti? Quelli che negli ultimi 30 anni hanno goduto di relazioni particolari col ministero e hanno spesso occultato fondi che provenivano dal denaro pubblico?

-          Più o meno sono sempre quelli, ma c’è una consapevolezza diversa, ecco perché i lavoratori si sono uniti a loro.

-          I lavoratori uniti al padronato?

-          Sì, perché tutti hanno capito che se non ricominciano a dare i soldi ai padroni non potranno lavorare nemmeno i sottoposti.

-          Ma questo è il sistema del neoliberismo, qualcuno l’ha chiamato dello “sgocciolamento”; vale a dire che se innaffi i vertici, le gocce cadranno anche sul resto della popolazione. Non vi siete accorti che   questo sistema ha portato alla crisi più grave mai avvenuta prima?

-          Sta di fatto che non abbiamo scelta.

-          Ma l’innovazione, il conflitto tra capitale e lavoro, la nascita di nuovi modelli culturali?

-          Ma questa è cultura. Una cosa troppo elaborata. Ora andremo tutti (o quasi) davanti a Montecitorio. Uno ha proposto di andare a Fontana di Trevi perché è meglio. Così controlleremo in diretta le decisioni del governo. Non lo trovi geniale?

-          Ma questo governo è in amministrazione provvisoria da più di un anno. Sta per crollare. Pensate che possa essere utile?

-          È quello che abbiamo ed è il solo con cui possiamo provare a dialogare.

-          Forse sì. D'altronde un disegno di legge non si nega a nessuno. Ma siete sicuri che vi staranno a sentire?

-          Siamo pronti allo sciopero! Chiuderanno i musei, i teatri e i cinema.

-          Ma questo non è uno sciopero, è una serrata. Direi una cosa ben diversa.

-          No no! È proprio uno sciopero, perché si fermeranno tutti i lavoratori dello spettacolo e forse riusciremo anche a fermare le tv.

-          In effetti siete davvero molto uniti, complimenti.

-          Grazie, pensa che stiamo pensando anche a un albo degli artisti.

-          In Italia?

-          Sì, perché?

-          Scusami, non volevo sembrarti diffidente. Ma si dice in giro che i criteri di selezione in Italia seguano strade molto disinvolte perfino nella nomina dei ministri. Mi è venuto da pensare che magari un regista che perde la testa per un’attrice sarebbe pronto a farla diventare una star e magari imporla per una serie di film a dispetto del suo valore. Figurati i produttori.

-          Dai, in fondo è un inizio. È un esempio anche di democrazia che parte dal basso.

-          Democrazia? Dal basso? Ma la democrazia è il governo delle leggi e delle regole condivise, non dei comitati gestiti dai padroni. Dal basso poi…

-          Uff…come sei scettico. Pensa che su Facebook siamo arrivati subito a migliaia di contatti!

-          Ah, Facebook. La parodia dell’impegno. Il posto dove basta fare un click per sentirsi attivisti della solidarietà e della civiltà che cresce.

-          Non essere così critico, in fondo siamo in Italia, il paese di Pasolini, di Gian Maria Volonté.

-          A proposito, alla casa del cinema eravate riuniti nella Sala Volonté?

-          No, forse sarebbe stato, offensivo. Quelli erano altri tempi e altre persone.

-          Già. Altri tempi e altre persone.

 

Stefano Pierpaoli
8 novembre 2010

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