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ariditàAnnozero e i centoautori
Non credo sia possibile stabilire se quello di ieri è stato un passaggio a vuoto oppure no. Direi che basterebbe definirlo un passaggio televisivo e in quanto tale fedele alle regole della comunicazione catodica che nella maggior parte dei casi appiattisce e uniforma. Quello che si può dire che a questo movimento per la difesa della cultura manca un po’ di fantasia,

di coinvolgente dinamismo e soprattutto manca un impianto intellettuale capace di trasmettere un progetto culturale in cui anche i non addetti ai lavori si sentano rappresentati.
Era chiaro fin dalla proposta di andare alla Fontana di Trevi che la scelta era mediatica e che probabilmente già era avvenuto un accordo per un passaggio TV, ma è curioso che non si consideri che sul piccolo schermo esiste il rischio di entrare in una giostra che fa scorrere volti e parole senza soluzione di continuità e se questi volti e queste parole non esprimono idee forti o particolari emozioni, Bondi e Scamarcio o chicchessia diventano immagini con uno stesso peso e uno stesso spessore. La formula del “basso” è suggestiva ma la televisione è altro e non sorprende che siano stati messi in prima fila i volti noti e quelli ammanicati. Dall’inizio è così, alla Libreria del Cinema nel 2007 in prima fila c’erano i potenti e dietro tutti gli altri. Il linguaggio era lo stesso e il codice imposto era ben stabilito ed evidente. Su vecchi schemi non poteva che scaturirne una rappresentazione burocratica di nuovo ferma sulla discussione FUS/Taxshelter/Taxcredit, che scorreva sullo stesso rullo degli sfollati aquilani, delle macerie pompeiane e degli alluvionati veneti. Un confronto arduo da sostenere soprattutto se sostenuto da Scamarcio con tesi tanto retoriche da apparire frivole. Lo sforzo encomiabile del “basso” (uso questo termine senza amarlo) è un sostegno amministrativo, un supporto operativo e nel momento della tanto sospirata visibilità è un numero da esibire, ma è assai meno significante della protesta degli immigrati che salgono sulla gru per giorni. Lì c’è fantasia, c’è spettacolarità e c’è cinema. Ma soprattutto c’è disperazione e giocano sentimenti subito riconoscibili da milioni di cittadini. E ho fatto questo esempio perché parliamo di immigrati, quindi non di una categoria generalmente accettata. Alla fine questa vertenza avrà successo e lo sanno tutti, in particolare chi tiene le fila della protesta, ma si tratterà di una vittoria settaria che avrà poco a che fare con la Cultura se non nella misura di quella cultura verticale, italiana, conformista e borghese che utilizza il “basso” per discutere in alto, tra “alti”. 

Stefano Pierpaoli
19 novembre 2010

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