
Vieni via con me…ma anche no Nell’articolo apparso su Il Fatto Quotidiano, Fabio Di Iorio descrive giustamente l’assurdità della pretesa avanzata dai “comitati per la vita” per ottenere un contraddittorio in trasmissione. Anche quella di Maroni è stata un’assurdità, ma dato che un ministro può fare audience,
ma dato che un ministro può fare audience, è stata accolta da autori e conduttori e probabilmente la contraddizione si nasconde in questo e concede spazio ad alcune riflessioni sulla trasmissione di Fazio e Saviano. L’appello al contraddittorio è solo la naturale conseguenza dello snocciolamento di tesi e principi messi in elenco nel corso di ogni puntata. Conduttori e ospiti che si alternano non fanno altro che elencare valori e raccontare storie che già conosciamo. Le performance di Saviano, monologhi resi suggestivi dal solo profilo del coraggioso scrittore campano, agiscono in un ambito di coinvolgimenti affascinati dalla storia personale di chi sta sulla scena. Il programma gioca su questo. Di Iorio a parer mio sbaglia quando dice che “se questo programma viene ritenuto ideologicamente e culturalmente di sinistra, nessuno impedisce a Rai 1, per esempio, di mettere su un programma ideologicamente, culturalmente di segno opposto”. L'impianto del programma è semplificatorio, mette il fumetto sui pensieri ed evita ai telespettatori la fatica dell'elaborazione. Anche l'etichetta "di sinistra" è molto semplicistica e direi infondata. Non vedo perchè questo programma debba essere considerato "di sinistra", forse è più democristiano, cerca di dare a tutti il giusto spazio e se il ministro chiama un posto si trova anche per lui. Quello che si denuncia e si descrive in “Vieni via con me” è in fondo il catalogo delle buone e delle cattive azioni, una sorta di codice di leggi da imparare a memoria alle classi elementari, ma che diventa essenziale e roboante in una società la cui coscienza, individuale e collettiva, giace addormentata da tempo immemorabile. Serve quindi il "santone", il salvatore della patria e che si chiami Berlusconi, Vendola, Grillo o Saviano diventa marginale nell’ottica del metodo, anche se ovviamente assume un rilievo diverso nel merito di ciò che si afferma. Le frasi offerte in sequenza dai partecipanti alla trasmissione diventano merce per gli scaffali di Facebook e gli scambisti del social network possono copiarle, condividerle e perfino commentarle, sentendosi per il tempo di un click, uguali e solidali a un grande comunicatore. Non trovo che questo programma sia fatto “meravigliosamente bene” come asserisce Di Iorio nel suo articolo, del resto la formula è quella lanciata dal “rock e lento” di Celentano anni fa, ma sono convinto che sia meravigliosamente utile in un posto il cui il livello di consapevolezza è stimolato solo da questo tipo di sollecitazioni. Utile quanto il condizionamento operato dalle religioni nelle società arretrate, in cui serve la guida spirituale e le tavole delle leggi per mantenere l’ordine costituito, per spingere le masse alle crociate o per lanciarle all’attacco nelle rivoluzioni borghesi. Per fortuna o malauguratamente, in questo caso basta un click e un indice d’ascolto per dare peso e sostanza all’attacco della fanteria, ma se quel click non acquisterà un minimo di reale coscienza il “Vieni via con me” rimarrà un'operazione molto autoreferenziale. C’è da augurarsi quindi che all’enfasi del sano principio morale segua la pratica del concreto progetto umano e sociale e che, nel prossimo futuro, si dica no alla produzione Endemol che garantisce la sopravvivenza del sistema che si vuole stigmatizzare e si scelga di cominciare una strada veramente nuova, da un punto di partenza nuovo e con prospettive in grado di dare spazio dinamiche innovative. Il decalogo ottimo per il copia/incolla ha un valore non indifferente in questa Italia e in questo tempo, ma prima o poi qualcuno dovrà cominciare a interrompere il circolo vizioso che si autoalimenta.
SteP 27 novembre 2010
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