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scilipotiLettera aperta a un saltellante membro del Parlamento
Caro Scilipoti,
devo ammettere che mi crea un certo imbarazzo trovarmi costretto a interloquire con una persona come te. A tutti è noto che non sopporto l’autorità in quanto tale e che affronto spesso con disgusto il rapporto con il potere costituito. Figuriamoci in questo caso.
In questa vicenda, che malauguratamente mi ha messo in relazione con te, sono stato coinvolto da una comunità di cittadini che mi ha chiesto di rappresentare e coordinare una legittima istanza concernente un diritto di cittadinanza. Mi interessava poco del referente politico ma mi sono sentito onorato, rispetto a dei concittadini, del fatto che avessero chiesto a me di rappresentarli.
Mi sono messo a loro disposizione perché si tratta di un impegno civile che ritengo inalienabile per ogni individuo che si senta parte di una società democratica e l’ho fatto perché si tratta di rivendicazioni talmente legittime e sostanziali, che anche il semplice voltarsi dall’altra parte equivarrebbe a un atto criminale.
Francamente mi interessa poco delle scelte stravaganti, dal punto di vista etico e politico che portano un rappresentante del popolo a fulminee migrazioni verso ruffiani spazi di potere, anche perché avete ridotto il Parlamento a un puttanaio e ti lascio quindi immaginare la mia definizione su molti di quelli che lo compongono.
Il fastidio più invadente che ho provato nasce dalla lettura di un comunicato diffuso dal tuo ufficio stampa, nel quale si esorta a dare più sostanza ai valori cristiani. Qui proprio non ci siamo.
Il primo giorni che ti ho ascoltato parlare di nebulosi progetti sociali e di una indefinibile volontà operativa su vaghi riferimenti ho provato lo stesso disgusto che mi prende quando ascolto molti politici che parlano nel loro Italiano approssimativo.
Avevi fatto aspettare per quasi 3 ore molte persone arrivate a Roma per cercare risposte. Molte di quelle persone erano sulla sedia a rotelle. Il pranzo glielo abbiamo dovuto organizzare noi di Consequenze. Tutto questo per sentire il solito arrampicatore di palazzo che usa il disagio dei cittadini per accaparrarsi altro potere e un altro brandello di promozione di se stesso.
Mi sarei alzato e me ne sarei andato, ma avevo preso un impegno con i miei concittadini e mai mi sarei tirato indietro. Mi limitai a comunicare il mio disappunto ad alcuni di loro, che possono testimoniarlo, e nella speranza di smentire la mia sensazione sono perfino venuto a incontrarti a Montecitorio per cercare di capire di più. Infatti l’ho capito e nemmeno in quel caso ero solo mentre ascoltavo le tue acrobazie per dimostrare che sei uno di cui ci si può fidare. Non mi soffermo sui commenti che feci con la persona che era con me quella sera, descrivendo in miei pensieri sulla tua figura.
La storia dei giorni che sono seguiti è nota più o meno a tutti.
Sta di fatto che mi sono trovato in una sala riunioni istituzionale (credo si chiami Sala Mercede) per fare il punto della tua assunzione di responsabilità nei confronti di queste persone, nuovamente arrivate a Roma con notevole dispendio di mezzi economici e fisici, in una condizione di grave menomazione. Lo svolgimento di quell’incontro è fortunatamente immortalato dalle telecamere.
Ancora “fuffa” e ancora dichiarazioni sul nulla. Com’è testimoniabile ho preso le distanze durante quella stessa riunione invitando i presenti a ragionare su una soluzione diversa e alternativa rispetto al tuo intervento, ma il passaggio più divertente di quella serata è stata la domanda che ti ho fatto all’orecchio: “Ma che cazzo state facendo?”. Qualche minuto prima il tuo segretario si era presentato in sala con il manifesto del “nuovo gruppo parlamentare” appena concepito, mostrandolo con arroganza a quanti in verità erano intervenuti lì non per conoscere le piroette dei parvenue della politica ma per parlare di malattie rare e di gravi disfunzioni di diritto che avvengono nei loro confronti.
Confesso che lo schifo in diretta è per me un piacere, quando conferma non solo il mio punto di vista ma anche tutta l’attività da me svolta in questi anni. Tuttavia non posso sorvolare sul pessimo spettacolo al quale ho assistito e sull’offesa fatta a tante persone che legittimamente si sono rivolte a quello che dovrebbe essere comunque un rappresentante della sovranità popolare.
Scilipoti, il disagio non deve essere sfruttato e la disperazione non può essere uno strumento di potere o di trattativa politica. Dillo anche ai tuoi colleghi, soprattutto a quelli con cui ti sei ora alleato.
Tu e il tuo segretario siete svelti a invitare le ragazze a cena e devo dire che invitate le più carine, però ragionate prima di farlo e soprattutto specchiatevi.
Ti dico però che in questo caso, qualora questa noiosa forma di invadenza sessista continuasse, mi vedrei costretto a parlartene di persona, perchè detesto questo tipo di comportamenti. Mi costringerai a incazzarmi ancora di più.
Non so da dove arrivi il tuo richiamo ai valori cattolici ma mi sembra molto simile a quello che alimenta la trattativa, ad esempio sulle scuole private tra il tuo nuovo boss (unico e virile) e qualche cardinale affarista.
Se proprio vuoi trovare una chiave di redenzione e di rispetto verso i valori cristiani potresti cominciare col chiedere scusa alle persone che ti hanno aspettato sotto la pioggia per 3 ore per ascoltare le solite ricette di politica all’amatriciana ed essere poi messi sul piatto di una squallida propaganda personale e di scusarti, tu e il segretario, per quelle volgari richieste di uscite serali fatte a ragazze che stavano lavorando o dando testimonianza di impegno civile.
Te lo dico da laico e non cattolico e te lo direi da uomo a uomo se ci fosse un uomo davanti a me. Le tue  scuse forse non valgono molto ma sbrigati lo stesso a farlo.
La questione che riguarda i diritti delle persone che mi hanno chiamato è invece una responsabilità mia e sarò orgoglioso di portarla avanti in quanto Cittadino.

Stefano Pierpaoli

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