Bellissime Tutti abbiamo capito perché tante donne sono scese in piazza. Qualcuno ha cercato di tradurlo con ardite semplificazioni o con formule di facile consumo, ma chi ha provato a spiegarcelo così, sta seduto a un capolinea senza storia. È stato un oltre che ha travolto l’aggrovigliarsi maschile, che ha sbaragliato il politicante legnoso e che è volato aldilà degli steccati dei troppi guerrieri fasulli che si scontrano su un terreno di fango e di mistificazione.
Il prologo, o per meglio dire la serie di preludi che sono andati in scena nei giorni scorsi, volevano spingere la folla, presumibile o eventuale, verso un recinto prevedibile in cui ciascuno avrebbe capito solo quello che c’era da capire. Quasi si volesse immediatamente celebrare il trionfo dell’evidenza, in troppi avevano già scolpito il messaggio più atteso sulla lapide di un tempo che è scaduto. Ma c’era un di più e c’era un oltre da svelare, da rappresentare. Come quasi sempre succede, le donne sanno esplorare quello spazio che valica il tangibile fino a violarne l’immobilità. Fino a rendere movimento ciò che sembrava inerte e intoccabile. Grazie a loro abbiamo potuto capire l’autentico motivo per il quale in centinaia di migliaia erano a manifestare. Abbiamo assistito a un passaggio storico e tutti sentiamo che sarà molto difficile tornare indietro. Non esiste una forza più impetuosa di quella determinata da una moltitudine di donne. Non c’è argine che può contenere l’energia che sprigiona. Non può esserci perché esse sono già oltre e la sfida che ieri hanno lanciato si gioca sulla capacità di saltare questo fosso melmoso sul quale stiamo indugiando da troppo tempo.
SteP
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