Il Fattore Lavia L’arcangelo Gabriele Fa un ottimo uso del diaframma per diffondere un verbo che però è zavorrato da troppa retorica per poter volare alto e soprattutto per trovare l’applauso o il consenso agognato non tanto da lui ma molto da coloro che lo hanno inviato al Valle. Il plurimandatario leader maximo del Teatro di Roma non ha voglia di trovarsi lì e si vede chiaramente. Talmente impacciato da apparire annoiato, si perde in una lunga introduzione poggiata sul nulla, che serve ad arrivare all’unico obiettivo di un uso così generoso del suo diaframma: giungere a un’annunciazione, a una lieta novella riparatrice e promettente che giungesse dall’assessore grazie alla sua intercessione.
Purtroppo non basta il diaframma per risolvere un guaio che arriva dall’alto e sarebbero altre le qualità da esibire in un confronto che ha sempre più bisogno di concrete vie d’uscita, doti più legate all’intelletto che alle caste di appartenenza. Il Fattore L non ha funzionato. Quando è tornato per proclamare il successo della sua “intercessione” – un tavolo di lavoro con l’assessore o chi per lui – l’annunciazione si è miseramente infranta sulla battuta perfetta di Christian Raimo: “Non abbiamo bisogno di papà che telefona a zio”. L’autoreferenzialità, il privilegio del numero privato da utilizzare, la facilità del collegamento diretto col le classi dirigenti sono state pratiche abusate in questi anni e ormai prive anche di quel fascino legato al nome famoso che si batte per i diritti di tutti (i suoi amici). Infine, risulta molto strumentale la critica giunta da qualche parte, che dagli occupanti del Valle non è scaturita nessuna proposta, perché nel teatro occupato si stanno mettendo in campo le idee e le esperienze prima dell’appartenenza precostituita sul potere mediatico e sugli aggregati dominanti, ed è così che nasce un vero laboratorio in cui ci si confronta sul serio e in cui si concepiscono i nuovi modelli per ripartire senza escludere nessuno. Per questo motivo vanno rispedite al mittente le esortazioni al conflitto permanente. L’invito a rimanere dentro e magari autogestire una stagione teatrale che è stato suggerito da Martone si aggiunge a una lista di incitazioni che stimolano la base allo scontro in un rapporto di forza che farebbe naufragare ogni progetto, offrendo un ossigeno insperato a un sistema ormai moribondo.
Step 26/06/11
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