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festivalmittiga18_10.jpg&width=200&heighLe 5 Giornate della Rivoluzione

UfficioSpettacoli  27/08/2010

Un mese di preparazione e poi tutti in strada, “sulle barricate”, ma a fare arte. Dal 27 al 31 agosto l’evento “Le 5 giornate di Messina” invade il centro storico, dando spazio a cento giovani artisti tra i 15 e i 27 anni, tutti spinti dal desiderio di “essere protagonisti di un tempo nuovo”. Concepite dall’associazione culturale Consequenze (che si definisce “network di cultura partecipata”), “Le 5 giornate di Messina” hanno già un precedente romano che risale al settembre 2009. Affiancata dalla Provincia Regionale di Messina, da associazioni come Libera, No Ponte, La Ragnatela Onlus e dalle compagnie teatrali Peppino Impastato e Opera dei Pupi Famiglia Gargano, la manifestazione si da il compito di essere “testimonianza sociale”, come racconta Marlene Mauro, del coordinamento nazionale di Consequenze. “Gli spettacoli in strada permettono un rapporto più diretto con la popolazione, ed è alla popolazione che vogliamo comunicare un messaggio di solidarietà e impegno sociale. Durante le cinque giornate andremo nel cuore della città, lì dove si manifestano i problemi più gravi”. Cinque giorni di spettacoli dislocati nelle piazze cittadine, a cui si aggiunge un contributo al corteo No Ponte di sabato 28, a Torre Faro. “La collaborazione con l’associazione No Ponte” continua Marlene Mauro “ci da modo di sottolineare quanto sia importante risolvere i problemi principali di Messina, prima di dedicarsi al ponte sullo Stretto”. Ecco il perché dell’appoggio del Museo del Fango, la cui missione è non far dimenticare l’alluvione di dieci mesi fa. La presenza, inoltre, della compagnia teatrale Peppino Impastato è un buon motivo per “rievocare le vittime della mafia, farle parlare”. Recupero degli spazi, crescita artistica, valore della ricerca scientifica, riconquista del proprio futuro, orgoglio sociale: tutto questo muove gli artisti che scenderanno in strada. Nessuno schieramento politico, ma solo la voglia di fare arte: “Lottiamo per qualcosa, non contro qualcosa”. Ecco il senso di una sana rivoluzione.


di Caterina Mittiga

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