PaeseSera.it - 17 giugno Nasce Indicinema, federazione cinematografica indipendente Stefano Pierpaoli (Consequenze Network), tra i promotori del progetto, spiega a Paese Sera il senso del “nuovo motore del cinema indipendente italiano”. E dichiara: “La Marcegaglia chiede interventi mirati? Eccone uno” Si chiama Indicinema e ha l’ambizione di riunire in un’unica federazione lo sfaccettato universo del cinema indipendente allo scopo di dar vita ad un nuovo modello produttivo e distributivo. Al suo interno hanno aderito moltissime sigle del cinema italiano, rappresentative delle diverse categorie che concorrono alla realizzazione di un film, dai produttori agli attori, dai critici e gli autori ai circoli di cinema. Il progetto è infatti promosso da Anac, Artisti 7607, Artisti Indipendenti 2010, Consequenze Network, Fidac, Pmi Cinema - con l'adesione di Articolo21, Arci/Ucca, Federconsumatori, Sncci che hanno posto sul tavolo una serie di proposte finalizzate a creare un modello partecipativo che coinvolga tutte le figure del cinema. La federazione – affermano gli Indi – non ha un colore politico, ma nasce da una necessità artistica. Con questo progetto, “l’Italia arriverà a produrre almeno cinquanta film in più l’anno. Film liberi, entro i 600mila euro di budget”. Incontriamo uno dei creatori di Indicinema, Stefano Pierpaoli di Consequenze Network, in occasione dell’apertura - nell’ambito della manifestazione Unicità d’Italia all’Ex mattatoio di Testaccio - di “Cinema Indipendente al Macro”, l’appuntamento del giovedì sera con la proiezione di corti e lungometraggi prodotti dal cinema indipendente italiano. Un evento realizzato da Artisti Indipendenti 2010, Anac e Consequenze Network che proporrà in cartellone una selezione di titoli realizzati nell’ultimo anno, arricchita dalla presenza dei protagonisti e degli autori. A partire dall’anteprima di 6 Giorni sulla Terra di Varo Venturi, proiettato ieri sera, definito dagli autori il primo film di genere "real-scienza" della storia del cinema.
Pierpaoli, come nasce Indicinema e quali sono i suoi obiettivi? L’idea è quella di dar vita ad una forza produttiva e distributiva indipendente che possa stare sul mercato attraverso nuove modalità, più moderne e non omologate, e con il contributo creativo di tanti protagonisti del cinema. Vogliamo creare un modello produttivo e distributivo che ricostituisca un tessuto espressivo e culturale legato al cinema. Un modello concreto. La CGIL vuole interventi mirati? Eccone uno.
Partiamo dalla produzione: quanto costeranno e come verranno finanziati i film che rientrano nel progetto? Abbiamo stabilito un tetto massimo di costi, che corrisponde ai 600mila euro per i film e ai 125mila euro per i documentari. Il 50% di questa cifra pensiamo debba essere erogato dallo Stato (Ministero Beni e Attività Culturali, Ministero dello Sviluppo Economico) attraverso la costituzione di un Fondo speciale, mentre il rimanente 50% potrà essere finanziato da privati, Regioni ed enti locali. Chiediamo allo Stato la cancellazione del reference system e l’eliminazione della limitazione alle opere prime e seconde. Per questo abbiamo invitato il ministro Galan ad un incontro, dopo quello già avvenuto con Nicola Borrelli, direttore generale per il cinema del Mibac. Oggi il nostro cinema dipende dalle televisioni, che dettano i modi e i tempi della produzione. Serviva stimolare un ambiente – che esiste – con un modello produttivo e distributivo che entrasse nella discussione di una legge di sistema.
Oltre all’abbattimento dei costi, quali sono gli altri principi cardine di Indicinema? Principi base per aderire ad Indicinema sono l’assenza di un pre-contratto con le televisioni e la trasparenza nell’uso della risorsa pubblica. Al fine di un utilizzo corretto del denaro pubblico, siamo a favore dell’istituzione di un organismo esterno che controlli i piani finanziari e non, come fino a questo momento, interno alla produzione.
Veniamo al modello distributivo, sicuramente più complesso. Ci rivolgiamo al nuovo panorama multipiattaforma. Abbiamo siglato un protocollo d’intesa con la Federconsumatori - che vuole recuperare le piccole sale di prossimità, quelle dismesse nei vari comuni italiani - e un accordo con Arci/Ucca (Unione Circoli Cinematografici), che aderisce al progetto Indicinema. Ma non escludiamo la distribuzione nei multiplex e nelle multisale, perché vogliamo dimostrare che il cinema indipendente può fare mercato, anche all’estero. Quanto alla rete, miriamo a conquistare un canale sul digitale terrestre.
A che tipo di pubblico si rivolge Indicinema? A tutti gli spettatori, veri protagonisti del nostro progetto. Il cinema deve ricominciare a recuperare un rapporto di vicinanza con il pubblico, per far tornare la sala cinematografica a luogo di aggregazione e sana socialità.
Precedenti internazionali? In tutti i paesi occidentali esiste un circuito indipendente, tranne che in Italia. Negli Usa i produttori e registi indipendenti - penso a personaggi come Sean Penn o Robert Redford con il suo Sundance Film Festival - hanno sfidato le major ed hanno vinto, conquistando il pubblico. E lo stesso accade in Francia, in Scandinavia, dove c’è un cinema indipendente molto vivace. Da noi il primo problema è culturale, di iniziativa. In Italia c’è un solo produttore, Aurelio de Laurentiis, mentre tutti gli altri sono produttori esecutivi, non investono e non rischiano nel cinema.
Indicinema ha debuttato il 5 maggio alla Casa del Cinema. Quali sono state le prime reazioni? Il mondo del cinema ha accolto con grande favore la nascita di Indicinema. Alla prima presentazione dell’iniziativa, alla Casa del Cinema, c’è stata una grande affluenza di operatori del settore e sono intervenuti tutti i partiti dell’opposizione per dare la loro testimonianza di partecipazione. Anche molti grandi vecchi del cinema hanno applaudito l’iniziativa, come Citto Maselli e Carlo Lizzani.
Prossimi passi? A Venezia presenteremo il progetto nell’ambito delle Giornate degli Autori, dopo averlo annunciato all’ultimo Festival di Cannes. Per ora il nostro lavoro è di tipo politico e tutti gli sforzi vanno nella direzione di ricevere risposte concrete dalle istituzioni. Nel 2012 contiamo di cominciare ad essere realmente operativi, ma non produrremo direttamente audiovisivi, perché il nostro scopo è quello di creare un modello.
di Chiara Gelato
Cultura e spettacolo - Venerdì, 17 Giugno 2011
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