Aprile 2007
La difficoltà nella realizzazione di questo progetto è dovuta all'assenza di un tessuto umano che avverta intimamente l'esigenza di cambiare le regole del gioco. Molti sono imprigionati nella rassegnazione oppure tentano di proteggersi attraverso l'ipotetica difesa di identità emarginanti. Del resto la finalità di una struttura inibitoria è funzionale alla struttura socio-economica stabilita da chi detiene il potere e si traduce in un solo obiettivo: creare un suddito che si adatti all’ordine autoritario e lo subisca nonostante la miseria, l’esclusione e l’umiliazione. Quanto più è forte il processo di rimozione dei desideri e delle lecite aspirazioni, tanto più si incoraggiano le inclinazioni alla rozzezza, all’omologazione, alla “disobbedienza”, alla rassegnazione, alla auto-ghettizzazione.
Invece si dovrebbe considerare che nella società del mercato è possibile innescare contraddizioni soltanto inserendosi nei meccanismi esistenti in modo innovativo e attraverso prodotti artistici e culturali di qualità. Queste dinamiche si sono rivelate vincenti in molti altri paesi e consentono a diverse realtà culturali di alimentare l'espressione e la stessa produzione artistica con opere che alla buona qualità uniscono il successo. In Italia siamo fermi da oltre trent'anni. Lo spazio espressivo, le opportunità professionali e naturalmente il valore potenziale di molti artisti vengono soffocate dalle regole mafiose e dalle collusioni perverse tra editoria, politica, imprenditoria e spettacolo. Dopo Pier Paolo Pasolini e qualche rara pellicola di vecchi autori e registi, il cinema italiano non ha espresso altro che squallore artistico e povertà comunicativa. Stesso discorso per altri settori della cultura.
Sono errati i presupposti e vengono meno tutti i paradigmi di valutazione e di realizzazione. I riferimenti culturali sono omologanti e totalitari. In questo panorama occorrerebbe introdurre elementi di stimolo in grado di opporre un modello valido ed efficace al sistema italico dei clientelismi e della volgarità intesa come morte dell'espressione. Il cinema indipendente americano ha soppiantato le Major realizzando film di ottima qualità che hanno fatto incassi in tutto il mondo.
In molti altri paesi nascono registi e attori che sanno comunicare emozioni. E' insensato restare immobili a osservare lo scempio che sta avvenendo in Italia.
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