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vermiBunga bunga per la cultura? No grazie
Il Comitato Messina verso il Futuro sta mettendo in campo la prima esperienza d’iniziativa popolare in Italia, condivisa e orizzontalmente organizzata, che propone alle istituzioni locali e a tutta la cittadinanza una grande occasione di crescita comune grazie a un ambizioso progetto culturale e sociale.
Quello che avvenuto nelle ultime due settimane è noto a tutti. Si tratta di un esempio interessante per far venire alla luce uno dei grandi mali dell’Italia e in particolare del Meridione.
Vale quindi la pena dare importanza alla vicenda che si è verificata in questa circostanza, pur tenendo conto del profilo infimo e sleale di chi l’ha generata.

Il gruppo di persone che ha costituito Unione per la cultura
•    si è affrettato a comporre un progetto analogo
•    ha copiato intenti, metodi e finalità dai documenti che avevamo noi stessi elaborato e pubblicato
•    ha tentato di sovrapporsi alla nostra iniziativa con una mossa caratterizzata dall’arroganza e dalla fame di potere.

Il Comitato Messina verso il Futuro ha puntato sulla responsabilità e sulla dignità popolare, ponendo al centro del suo progetto l’iniziativa che nasce dal basso e affidando ai cittadini un ruolo primario nelle scelte che li riguardano direttamente. In tal modo si è voluto valorizzare il capitale sociale e le sue potenzialità, altrimenti soffocate dai giochi di potere.

I  promotori dell’entità denominata Unione per la cultura, attraverso un atto di disarticolazione della libera iniziativa, hanno voluto condizionare questo capitale sociale per colpirlo al cuore e ricondurlo in un alveo fatto di subordinazione e di passività. Essi ben conoscono la dinamica purtroppo diffusa, rispetto alla quale molte persone tendono a subire passivamente la repressione che arriva dai potentati. I moderni gerarchi costringono la popolazione alla rassegnazione e alla subalternità, mantengono di fatto il controllo dei processi sociali sottomettendo il popolo, e individuano nell’intervento coercitivo di dominio e soffocamento, il modello di gestione della cosa pubblica nel solo ambito di pochi comitati d’affari.
In questa grave e drammatica oppressione di regime, troppo spesso i cittadini vedono una volontà inalterabile nei confronti della quale null’altro si può fare se non formare isolate aree di dissenso nell’ambito di aggregati critici ma di fatto esclusi dal governo del territorio e strumentalizzati dagli interessi dei partiti o dei baronati nella loro dimensione locale.

Quello che si è verificato testimonia il disprezzo verso la dignità dell’iniziativa popolare e collettiva. Nel metodo è stato adottato un modello estorsivo, visto il furto delle parole e del progetto.
È assai probabile che questi personaggi nemmeno si siano posti la questione etica che avrebbe implicato quanto meno una comunicazione preventiva, una normale forma di informazione reciproca e che li avrebbe naturalmente costretti al confronto aperto, magari alla naturale confluenza in quella che poteva essere un’impresa analoga, equivalente, con uguali ambizioni.

La dimostrazione di forza, di prepotenza, di sopraffazione manifesta evidentemente la tendenza a uno sconcertante bullismo molto in contrasto con i valori che questi signori, pur scopiazzando, hanno citato nel loro documento di presentazione e si configura in quell’esercizio della signoria che troppo spesso esercita pressioni insopportabili in taluni territori, limitandone la crescita sociale, culturale ed economica e lesionando i principi democratici che sono alla base di ogni sano percorso di crescita comune.
Per questi motivi essi possono essere annoverati tra gli sciacalli di regime. Per il disprezzo, l’arroganza e la prepotenza con cui hanno agitato i manganelli della loro presunta egemonia e hanno tentato di usarli contro un’iniziativa aperta e limpida, nata soprattutto dal desiderio di tanti giovani di essere protagonisti di una nuova stagione nel loro territorio.

Una scelta autoritaria, fascista che presenta anche molte di quelle condizioni premafiose che i più attenti avranno riconosciuto nel loro operato: bullismo, estorsione, signoria territoriale e condizionamento del capitale sociale. Atteggiamenti tipici della borghesia mafiosa che qualcuno considera metastasi della stessa mafia ma che talvolta, come in questo caso, risulta esserne solo un subdolo escremento.
Quanto è accaduto in questa vicenda dimostra quanto lavoro sia ancora da compiere per raggiungere gli standard di democrazia e di civiltà essenziali per la crescita e per lo sviluppo del nostro Paese, ma è un episodio da cui trarre un importante insegnamento per evitare che cupole di qualsiasi natura possano paralizzare la libera iniziativa.

Il loro primo obiettivo era quello di depotenziare la nostra iniziativa e di evitare il confronto per non far emergere la natura della loro iniziativa.
Essi contano principalmente su due fattori:
•    il reticolo di relazioni private e l’egemonia che esercitano da sempre sul territorio
•    l’arretramento di associazioni e singoli cittadini che subiscono il condizionamento ambientale e scelgono l’assoggettamento

Alla nostra riunione del 27 febbraio non hanno partecipato malgrado l’invito che era stato loro inviato. Comportamento prevedibile che conferma la cattiva fede della loro strategia.
Fortunatamente, in questo tipo di operazioni, si è costretti prima o poi a uscire allo scoperto ed è chiaro a molti che lo scopo di Unione per la cultura è quello di mantenere lo status quo di chi già gestisce l’offerta culturale. Curioso il fatto che si presentino come il “nuovo”.

A causa di questi fenomeni, i Messinesi, come tutte le donne e gli uomini che vivono al Sud sono costretti a fare centinaia di chilometri per garantirsi cure adeguate, per trovare università affidabili e per cercare lavoro.
Questo è certamente un fatto importante su cui occorre riflettere, e per colpa di azioni come quella di cui si sono resi protagonisti questi signori, è assai probabile che tanti cittadini che vivono al Sud vedano allontanarsi la possibilità di “normalizzare” la loro terra.

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