Giovedì 01 Luglio 2010 01:32

Italia_vendutaFederalismo demaniale:
cominciare dalla fine

Con la cessione di gran parte del demanio pubblico è andata in scena l’approvazione del primo decreto attuativo sul Federalismo fiscale.
Il decreto del Governo individua e attribuisce, a titolo non oneroso, a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni parte del demanio pubblico. La difesa del patrimonio artistico e culturale ha da sempre rappresentato un fulcro su cui convergevano identità e bellezza e sul quale si è plasmata gran parte del senso di appartenenza di una popolazione che sulle proprie tradizioni e grazie sul suo profondo radicamento si è protetta ed ha mantenuto i suoi riferimenti primari. Il bene pubblico, il valore culturale fisicamente presente, il simbolo di memoria, d’ingegno e di talento, costituiscono un capitale che assume a volte un profilo quasi religioso, nel momento stesso in cui, nel tempo, acquista la sembianza dogmatica in cui ci si riconosce e che diventa un segno indelebile di uguaglianza e di condivisione.
La percezione di essere parte di questa smisurata ricchezza proviene dalla garanzia che malgrado tutto, queste meraviglie da cui siamo circondati sono anche nostre e che è pubblico il bene che appartiene alla nostra storia.
Il possesso di luoghi o di opere d’arte prestigiose era una prerogativa medievale riservata ai nobili, ai ricchi e ai potenti. I sudditi ne potevano al massimo subire il fascino e accettare il messaggio di dominio che da esse derivava. Potevano invidiare o rassegnarsi rispetto alle aristocrazie, ma di certo non era loro permesso di partecipare allo splendore di affreschi e sculture né alla sontuosità degli immensi giardini del re o di chi per lui.
Emerge ancora di nuovo e se possibile con maggiore arroganza, il desiderio di tornare a quell’equilibrio perverso, fatto di superiori e inferiori, di padroni e di esclusi.
Pubblico è un attributo che prevede scarse mediazioni e chi altera l’essenza di ciò che è un bene collettivo, condivisibile e da tutti accessibile, procura una ferita sociale e offende la dignità popolare.
Nessuno può dire se la favola del Federalismo arriverà a compimento, ma dare impulso a questa stramba avventura con un atto criminale verso le nostre radici, ci trasmette il significato delle conseguenze rovinose che un simile progetto può provocare. Fino a oggi serviva essere amici del cardinale o del ministro per assicurarsi dimore privilegiate, ma evidentemente tutto questo sfugge al nostro governo, che esaspera ancor di più il caos che sta inghiottendo l’Italia.
Non conosciamo i termini della riforma voluta dai leghisti. Nemmeno loro sanno descriverla e tutti ignoriamo i costi e gli effetti di questa iniziativa.
L’impressione è che, come spesso accade dalle nostre parti, si cominci dalla fine. Si attaccano i magistrati senza prima dar loro gli strumenti per operare al meglio. Si tagliano gli insegnanti senza metterli in condizione di fare il loro lavoro. Si diminuiscono i posti letto senza regolamentare la sanità. Si licenzia senza creare nuove forme di sviluppo e di occupazione. Si mettono le mani nelle tasche degli Italiani senza redistribuire il reddito.
Nel caso del federalismo demaniale si colgono i fiori più belli da mettere sulle tavole imbandite dei ricchi perché è più facile prendere iniziando da quello che sta in punta.
Acquistare ciò che è pubblico può essere l’equivalente del rubare e nel regno delle cricche potremmo essere già certi dell’epilogo.
Buon federalismo a tutti.

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