Domenica 11 Luglio 2010 18:41

quotidianiLa Debolezza e la miopia
Nell’editoriale apparso oggi sul CdS (leggi), Sergio Romano descrive la diffusa condizione di “debolezza e miopia” in cui versa il nostro Paese. Egli cita un altro editoriale del Corriere, questa volta di Ernesto Galli della Loggia, in cui si denunciava l’assenza di politica e, proprio all’inizio dell’articolo, veniva detto che “c’è una sensazione che domina su tutte le altre, se non sbaglio: la sensazione che sono finiti i tempi felici”. (sic!) Non sono riuscito a trattenere il sorriso ricordando la lettera che scrissi a loro due e ad altri insigni giornalisti italiani e non solo, più di 4 anni fa. Mi rispose un filosofo spagnolo e un giornalista francese. Nessun Italiano dette seguito al mio messaggio, ma come si può evincere dal testo che scrissi, non mi sorpresi del loro silenzio. Della loro afasia, richiamata anche in questo editoriale.

Sergio Romano ci vuole far capire come gli Italiani protestano per interessi di parte, legati alla corporazione di appartenenza e conclude ammonendo che sarà bene acquisire maggiore coraggio per intervenire sulla pesante situazione che viviamo.
Il sorriso si è un po’ spento ripensando a tutti gli sforzi fatti in questi ultimi anni per far passare questo pensiero e dimostrare che esistono strade praticabili e innovative sulle quali sarebbe bene scommettere di più. Con coraggio. Con saggezza.

Lo prendo tuttavia come una sorta di riconoscimento intellettuale e malgrado abbiano cercato di renderci marginali e abbiano sistematicamente boicottato (non solo loro) la nostra iniziativa culturale e sociale, siamo andati avanti e lo abbiamo fatto secondo i dettami che ora, quegli stessi che si voltarono dall’altra parte, indicano come indispensabili per risolvere e per tornare a crescere.

Per la cronaca: anche in questa ultima esperienza del RomaFictionFest non c’è stato un giornalista che ha dato notizia di quanto stavamo facendo. Un’occasione persa che poteva servire per dare un segno di professionalità, di democrazia, di maturità civile. Per i giornalisti italiani la disabilità è un circuito a parte che non deve sporcare l’evento e il glamour ad esso legato. Sbagliano, e dovrebbero imparare dai colleghi che lavorano all’estero. Aiuterebbero non solo i disabili nella battaglia per conseguire i loro diritti, ma potrebbero trasmettere ai cittadini una serie di messaggi importanti, utili a tutti. Un’assenza di informazione che io stesso avevo già denunciato lo scorso anno. (Leggi)
Un paio di mesi fa, Alessandro Grandesso, inviato del Corriere della Sera (ma pensa un po’), scrisse un articolo su un festival parigino in cui si proiettavano film con l’audio descrizione (ma pensa un po’). Una buona influenza forse ricevuta dal clima francese che Grandesso respira ogni giorno. Siamo ancora lontani da quell’atmosfera.

Sono un assiduo lettore del Corriere e leggo sempre con interesse gli editoriali di Romano e Galli della Loggia. Sono due straordinari analisti e profondi conoscitori del mondo contemporaneo.
Serve un po’ più di coraggio, hanno ragione. Ma anche a loro e a tutta una categoria che deve cominciare a svegliarsi dal torpore in cui si sono crogiolati per decenni.

Comunque noi abbiamo fatto lo stesso il nostro lavoro, malgrado il nuovo silenzio della stampa. Lo abbiamo fatto bene, seguendo alla lettera le regole elencate da Sergio Romano: niente caste, nessun privilegio e infinita trasparenza.
Se per i giornalisti siamo persone di serie B temo ci sia un errore di valutazione. Giochiamo ogni giorno una finale di coppa del mondo. Spesso la vinciamo anche. Si informino.

Spero che il Prof. Romano mi perdonerà se gli “rubo” il titolo dell’editoriale, ma mi sembra così appropriato.

11 luglio 2010
Stefano Pierpaoli

Link di questo articolo:

L'editoriale di Sergio Romano
L'editoriale di Ernesto Galli della Loggia

La lettera inviata a molti silenziosi giornalisti allineati

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