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59 visitatori online| Domenica 11 Luglio 2010 18:41 |
Sergio Romano ci vuole far capire come gli Italiani protestano per interessi di parte, legati alla corporazione di appartenenza e conclude ammonendo che sarà bene acquisire maggiore coraggio per intervenire sulla pesante situazione che viviamo. Lo prendo tuttavia come una sorta di riconoscimento intellettuale e malgrado abbiano cercato di renderci marginali e abbiano sistematicamente boicottato (non solo loro) la nostra iniziativa culturale e sociale, siamo andati avanti e lo abbiamo fatto secondo i dettami che ora, quegli stessi che si voltarono dall’altra parte, indicano come indispensabili per risolvere e per tornare a crescere. Per la cronaca: anche in questa ultima esperienza del RomaFictionFest non c’è stato un giornalista che ha dato notizia di quanto stavamo facendo. Un’occasione persa che poteva servire per dare un segno di professionalità, di democrazia, di maturità civile. Per i giornalisti italiani la disabilità è un circuito a parte che non deve sporcare l’evento e il glamour ad esso legato. Sbagliano, e dovrebbero imparare dai colleghi che lavorano all’estero. Aiuterebbero non solo i disabili nella battaglia per conseguire i loro diritti, ma potrebbero trasmettere ai cittadini una serie di messaggi importanti, utili a tutti. Un’assenza di informazione che io stesso avevo già denunciato lo scorso anno. (Leggi) Sono un assiduo lettore del Corriere e leggo sempre con interesse gli editoriali di Romano e Galli della Loggia. Sono due straordinari analisti e profondi conoscitori del mondo contemporaneo. Comunque noi abbiamo fatto lo stesso il nostro lavoro, malgrado il nuovo silenzio della stampa. Lo abbiamo fatto bene, seguendo alla lettera le regole elencate da Sergio Romano: niente caste, nessun privilegio e infinita trasparenza. Spero che il Prof. Romano mi perdonerà se gli “rubo” il titolo dell’editoriale, ma mi sembra così appropriato. 11 luglio 2010 Link di questo articolo: L'editoriale di Sergio Romano |
















