Tutti insieme In un Teatro Eliseo gremito ho partecipato alla riunione indetta dai 100 autori a cui hanno aderito molte associazioni del settore audiovisivo. È stato denunciato una volta di più che questo governo tenta di de-potenziare i principali comparti di crescita intellettuale e sociale aggredendo la scuola, l’università, la ricerca e l’offerta culturale. Si è respirato un forte senso di rabbia e di esasperazione che è culminato con la scelta di dare vita a iniziative di lotta, prima fra tutte l’occupazione del Red Carpet dell’Auditorium in occasione del Festival che comincerà domani. I numerosi organismi presenti all’Eliseo fanno pensare a un clima unitario che può trasmettere maggiore vigore alla protesta e qualora si raggiungesse una condivisione autentica e consapevole, si tratterebbe di una novità assoluta per l’Italia.
Il movimento ha comunque dimostrato una buona capacità di mobilitazione e dopo 3 anni di ondeggiamenti comincia a individuare una strada più definita per raggiungere incisività e capacità di confronto con le classi dirigenti politiche. Personalmente sono stato contento di ascoltare tesi che 3 anni fa mi ero permesso di porre in evidenza e che al tempo avevano invece creato forti reazioni di dissenso da parte dei 100 autori. Non poteva infatti essere una partita giocata su un livello elitario e autoreferenziale, ma soprattutto doveva liberarsi dalla convinzione che bastavano i nomi famosi per costringere il governo a recedere. Occupare il Red Carpet al festival sarà sicuramente un segnale forte che darà maggiore visibilità alle giuste istanze che provengono dal mondo dell’audiovisivo, tuttavia potrebbe trattarsi dell’ennesimo gesto mediatico che alla legittima e urgente testimonianza non riesce ad aggiungere impeto intellettuale e non arriva a recuperare il legame da cui non si può prescindere con il pubblico inteso come cittadinanza. Un legame che è coscienza civile e che in questa fase deve costituire anche elemento di fattiva complicità, in un’alleanza che oltrepassi la rivendicazione di categoria e si unisca alle istanze che provengono dalla popolazione, in un tempo disordinato i cui effetti possono diventare devastanti. Serve quindi un salto di qualità nell’iniziativa e nella progettualità che consenta di avvicinarsi a tutti e di unire le forze non solo a difesa del FUS o del Tax Shelter, ma della stessa democrazia. Si tratta di una responsabilità che deve coinvolgere attivamente tutti coloro che svolgono un’attività artistica, intellettuale e i lavoratori ad essi collegati. Il messaggio più forte, più profondo e senza dubbio più innovativo e ricco di significato arriverebbe dall’allestimento di schermi in tutta Italia, con proiezioni offerte ai cittadini in quanto momento di confronto e di rappresentanza, con i vari rappresentanti del mondo dello spettacolo che intervengono e si pongono al fianco dei lavoratori e delle famiglie, per produrre un vero e grande movimento di rinascita. Questo era il sogno che mi permisi di manifestare in una riunione alla Libreria del Cinema nel 2007 e questo è il sogno che alimenta ancora ogni mia iniziativa culturale. Credo che questo sogno sia oggi più che mai realizzabile e sono convinto che darebbe finalmente un’identità più concreta e vitale alla protesta che vogliamo condividere. Ma soprattutto sarebbe un passo importante, credo non più rimandabile, per restituire alla cultura quel ruolo sociale che da troppi anni è stato abbandonato. Stefano Pierpaoli Consequenze Network
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