Gli sciacalli miserabili del regime Uno spaccato utile per capire il peggio dell’Italia “Gli sciacalli sono predatori di piccoli animali e, soprattutto, mangiatori di carogne. Sono animali notturni, attivi prevalentemente nell’ombra. Sono ferocemente territoriali e delimitano il loro territorio con le urine e con le feci. In alcune occasioni più sciacalli si riuniscono in un branco, ad esempio per nutrirsi di una carcassa particolarmente grande”. A “Spazzi per la Cultura” hanno aderito tante associazioni che operano nel territorio e tanti liberi cittadini, che insieme hanno scelto di evadere dalla passività e dalla rassegnazione per dare vita a una grande stagione di rinascita e di sviluppo. Il Comitato Messina verso il Futuro è un’entità aperta a tutti, in cui ognuno può far confluire i propri progetti e le idee di ciascuno hanno pari dignità.
Tutti coloro che alimentano questo progetto hanno l’ambizione di rappresentare il meglio dell’Italia in un percorso comune e trasparente. Credevamo che il peggio di questo Paese fosse ormai talmente evidente e che gli effetti del marcio sono ormai così presenti nel nostro quotidiano che cricche e faccendieri non avrebbero tentato agguati e scorribande contro di noi. Credevamo che in questo periodo storico, in cui il fetore del malaffare ha invaso ogni anfratto delle nostre città, le iene e gli sciacalli si sarebbero tenuti in prudente disparte. Credevamo soprattutto che avendo agito alla luce del sole e per aver creato uno strumento moderno, dinamico, leale e accessibile a tutti, chiunque avesse voluto partecipare e contribuire a un disegno condiviso e orizzontale, in cui non esistono gerarchie di alcun genere, si sarebbe aggiunto con gioia e con onestà nell’interesse generale. Tuttavia, anche in un’epoca come la nostra e di fronte a un’esperienza così genuina e spontanea, un manipolo di miseri scippatori, sta tentando di sovrapporsi e arraffare, spinto dalla quella stessa avidità che ha permesso a tanti di spolpare l’Italia. Fa molta tristezza osservare tanta meschinità nello stesso tempo in cui sentiamo scorrere lungo tutta la penisola un sentimento forte di indignazione e di rivolta. Ma può risultare utile poter godere dell’immagine precisa di un’infamia nell’attimo stesso in cui si compie e lo fa nel modo più palese e insolente, con facce, nomi e cognomi. L’arroganza di questi personaggi che si credono despoti e baroni, somiglia meravigliosamente a quella dei Verdini, delle Santanchè e dei Lele Mora e ci offrono gratuitamente l’istantanea della parte misera di questo paese che vuole continuare ad affossare il futuro dell’Italia e le opportunità di tantissimi giovani. Con squallida tracotanza hanno copiato i testi da noi scritti e ripetuto le frasi dette da noi. Una strafottenza sciocca che che li rende ridicoli e penosi di fronte agli occhi di tutti. Basta leggere e basta notare i tempi per capirlo. Il dittatore agita i manganelli grazie all’impulso trasmesso dai suoi gerarchi e finché esiste il cortigiano malvagio sopravvive il tiranno crudele. È giusto e doveroso contestare una classe dirigente corrotta e incapace. I vassalli, coloro che sono servi di quel potere marcio, quando si comportano da aguzzini, hanno le mani ancora più sporche del sangue dei cittadini vittime di disastri, perché sono loro le prime tasche che nell’ombra si riempiono del denaro di una popolazione sempre più povera. Sono loro che prendono in mano il manganello e sono loro che incassano i primi brandelli del bottino. Questa gentaglia, il cui modo di operare è noto e visibile a tutti, si sente predatore in un territorio di caccia che gli appartiene. Non vede altro che la preda e non ascolta nient’altro che la sua fame. In Italia succede che anche un branco di rubagalline si possa sentire feroce e potente. Almeno fin quando gli viene permesso e possono agire nel buio e all’interno del reticolo del loro infimo sistema di potere, ma appena il gioco diventa visibile a tutti, viene alla luce il manganello, il sangue e il disastro e le loro facce diventano il simbolo della vergogna italiana. In tutto il paese sta scorrendo un’onda promettente fatta di dignità e di rinascita. Chi tenta di arrestarne l’impeto o di deviarne il corso commette un crimine contro i suoi stessi figli. La legge medievale degli amici degli amici non ha più nessun valore e le gesta dei furbetti non sono altro che desolanti sussulti di un potere morente. L’orgoglio di quanti stanno lavorando nel Comitato Messina verso il Futuro e il coraggio di quei giovani, di quelle donne e di quegli uomini che hanno scelto di rompere con un passato immorale, sono parte viva di quell’onda fresca, pulita e ricca di promesse che nessuno potrà fermare. Chi vuole cooperare nel segno del bene comune e di un codice etico che tutti abbiamo sottoscritto, sarà il benvenuto.
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