dadi2bo8mh1.jpgGiochi associativi
La creazione di apparati burocratici, quanto più perfetti  sistemici e strutturati essi sono, tanto più permette di limitare fino a ridurre con buona approssimazione allo zero i rischi di un errore umano; sia esso disattenzione o atto di coscienza.
Gli esperimenti di distruzione sistematica, disgiunti da ogni legame con le reazioni istintive di rabbia e con le passioni nel loro insieme sono frutto di questo tragico tentativo, purtroppo riuscito ai più diversi livelli, di de-umanizzazione degli apparati e delle strutture umane.Apparati e strutture, nati necessariamente da associazioni umane, programmate da uomini, nella progettazione cosi' come nella postuma gestione e risoluzione, si sono spogliati nel corso della storia di ogni collegamento sostanziale con l'umanità stessa. Non negandola, nè impedendo riflessioni etiche nel merito di progetti o ideologie, si annulla l'umanità. Essa si annulla superandola. Includendola in compartimenti stagni in cui le relazioni sono rilegate allo status di atto formale e le azioni, per definizione prive in questo contesto di ogni senso di individuale responsabilità, sono ridotte ad esecuzioni di apparato. Funzionali al singolo ingranaggio, all'elemento circoscritto, ma prive nella mente dei fattuali esecutori di senso sistemico rispetto al progetto complessivo.

I più grandi errori storici, derivano probabilmente da questo.

E' da  un progetto tecnico e forse poco compreso nella sua effettiva portata e nelle possibili conseguenze, che nasce la bomba atomica. Dallo stesso meccanismo prese forma anche la decisione del suo impiego e la fattiva attuazione dell'ordine (Forse l'esempio più immediato nei giorni dell'emergenza nucleare giapponese, un'altra delle terribili coincidenze storiche, cui dovremmo ormai essere abituati).

Non dissimili da quell' episodio storico sono probabilmente, alcuni degli odierni progetti di sicurezza nazionale che procedono, al di là di ogni legittimo dubbio etico, nell'applicazione di metodologie di intervento e di programmi di sviluppo che entrerebbero in rotta di collisione con qualsiasi riflessione morale, con ogni più piccola idea di umanità. Operazioni tutte possibili, realizzate e realizzabili, per l'esclusione sistemica dell'umanità stessa e della sua rilevanza dai criteri di formazione e dalle modalità esecutive.

La percezione di questo meccanismo, che diventa massima nello studio dei più grandi crimini storici architettati e programmati con largo anticipo - si prenda come esempio, ra tutti il più conosciuto, lo sviluppo  e l'attuazione della "soluzione finale" nazista-  dovrebbe in realtà essere chiara e analizzata nei contesti più familiari che riguardano l'esperienza quotidiana di ciascuno.

Nella mia naturale propensione alla diffidenza verso qualsiasi tipo di gruppo sociale formato di volta in volta da più di due individui, numero che generalmente garantisce un confronto reale non inquinato dai comuni (e peggiori) meccanismi di interazione sociale che entrano in gioco nella quasi totalità dei confronti che prevedono un maggior numero di componenti, ho spesso riflettuto su questo genere di meccanismi.

E' possibile osservarli nella reverenza, quasi mistica a volte, tenuta troppo frequentemente verso i politici di turno, qualsiasi sia la loro parte politica e la loro posizione rispetto alle ideologie di ciascuno. Un atteggiamento che ignora l'uomo dietro al ruolo che ricopre. Che sceglie il ruolo per le interazioni, rassegnandosi al confronto con un'entità priva di caratterizzazioni individuali.

Analogo l'esempio degli studenti universitari, colti spesso da facile soggezione rispetto ai professori, esseri umani anche loro, al di là delle competenze riconosciute. E' anzi questo un ruolo che dovrebbe automaticamente racchiudere in sè  un attenzione, un interesse umano, un atteggiamento almeno minimamente filantropico, da cui nessun tipo di insegnamento reale può prescindere.

Si possono ancora osservare nelle dinamiche solo esecutive degli uffici postali, amministrativi, sanitari e potrei continuare ancora per molto, citando probabilmente ogni esempio delle nostre quotidiane interazioni al di fuori delle mura domestiche (e non solo).

Se il sistema sociale che ci ha formato nel corso del tempo si è sempre più indirizzato verso la promozione di meccanismi interattivi burocratici, in cui la responsabilità, la riflessione e la capacità interpretativa individuale tende ad essere marginalizzata tra gli atti non richiesti, non necessari e men che mai auspicabili; se i grandi sistemi, partendo dalle modalità operative degli stati come fondamentale istituzione della vita sociale, proseguendo poi con ogni genere di ente più o meno esteso e strutturato, hanno scelto di percorrere questa strada, è bene che tutti noi teniamo presente quotidianamente i rischi di questo sistema e di questa impostazione.

E' forse un errore da parte mia unire in modo tanto semplicistico ed immediato un macrocosmo sociale quanto mai ampio e variegato con il microcosmo individuale e di ciascuno, ma è necessario ripartire da quel microcosmo, e saper opporre  la volontà di una presenza INDIVIDUALE nel metodo e nel merito, se vogliamo ancora evitare il rischio di divenire strumenti di programmi ed evoluzioni storiche che riusciamo a comprendere solo quando ormai è impossibile evitare  o anche solo rimediare ai più imperdonabili errori.

Riconoscerci ed affermarci come individui, cercare in noi quel senso istintivo che suggerisce la cooperazione piuttosto che il conflitto, l'empatia piuttosto che la sterile chiusura, la valutazione piuttosto che l'associazione schematica e meccanizzata sulla base di informazioni provenute da riflessioni altrui, dovrebbe essere un punto fermo ed un dovere inalienabile, cosi' come un diritto, per sfuggire ad un evoluzione sistemica che è stata capace di ridurre al minimo i reali spazi comunicativi e, cosa ben più grave, di limitare nella sua quasi totalità quello spazio inviolabile che è la capacità di provare e condividere emozioni.

M.M.

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