Indipendenza e Autonomia = Rinascita Stiamo entrando nella fase decisiva di una grande iniziativa nazionale per la produzione e per la distribuzione indipendente. Importanti associazioni di categoria che rappresentano una grossa fetta del nostro settore, hanno lavorato insieme per comporre un progetto solido e definire un percorso di rinascita culturale e di impulsi efficaci per artisti, produttori e operatori del cinema e dell’audiovisivo. La mobilitazione ha costituito un momento importante per avanzare verso il riconoscimento di alcuni obiettivi comuni, ma il corteo simbolico, l’occupazione simbolica e lo sciopero simbolico rischiano di confinare un sentimento condiviso nel solo ambito della rappresentazione e minacciano di disperdere un’energia che rivendica uno spazio di confronto, di progettazione e di innovazione per raggiungere obiettivi urgenti e concreti. Trascurare l’evidenza che in Italia si stanno scrivendo pagine drammatiche e pericolose per la libertà e per la democrazia lascerebbe altro spazio a una degenerazione le cui conseguenze possono produrre un incalcolabile deficit di civiltà per gli anni a venire.
Chiunque svolga un’attività intellettuale e tutti coloro che operano nei settori di produzione culturale sono quindi chiamati a non arretrare rispetto alla responsabilità di protagonismo in una fase complessa, in cui è vitale ricominciare a crescere e rimettere in moto un settore fermo da troppi anni, a cominciare dalla creatività nella sua espressione autonoma e indipendente. La prospettiva limitata, l’idea circoscritta al minimo recinto e l’accettazione di modelli dominanti e oppressivi sono una forma di suicidio di massa che ha determinato disuguaglianza e precarietà. La consapevole determinazione, la progettualità ampia ed effettiva, la creazione di nuovi modelli produttivi costituiscono invece la sola strada possibile per recuperare le potenzialità indispensabili per la rinascita economica, culturale e sociale del nostro paese. L’assetto rigidamente verticale che condiziona i processi, impedisce il confronto tra le classi e frena lo sviluppo, risulta essere la garanzia di sopravvivenza per i gruppi dominanti che resistono grazie alla cultura verticistica e autoreferenziale di classi dirigenti sempre più lontane e scollegate dalla società civile. La loro estraneità rispetto alle dinamiche sociali in atto, si protegge attraverso un sistema composto da caste, corporazioni e accordi di privilegio che mirano ad autoconservarsi a dispetto del bene comune e nel totale disinteresse per l’interesse generale. Questo malsano apparato esercita la sua influenza anche, e per certi versi soprattutto, nel campo della produzione e della circolazione delle idee, intese come impulsi culturali e artistici. Abbattere questo impianto verticale, gerarchico, dominato da poche oligarchie tra loro alleate, è il primo passaggio per riconquistare gli spazi non solo d’espressione, ma di sana socialità, di scambio, di cooperazione tra individui, di armonia e di crescita. Grazie al modello produttivo che abbiamo elaborato e grazie ai contributi di idee che arriveranno, così come a nuovi soggetti che si uniranno in questo progetto, riusciremo a recuperare l’orizzontalità nei flussi creativi e distributivi per tornare a essere forza propulsiva per l’intera comunità. Individuare gli elementi ostili a questa rivoluzione solo nel contesto delle entità che si dichiarano e agiscono nella sola visone di uno status quo da mantenere inalterato, potrebbe essere riduttivo rispetto al demone più incisivo e spietato che prende forma nella rassegnazione, nell’allineamento e nella sottomissione alle quali da molti anni siamo stati addestrati. Nemici forse più pericolosi che risiedono dentro di noi. La disillusione e la diffidenza preconcetta nei confronti delle spinte innovative che possono provenire dai livelli considerati marginali da una certa inteligentia e dallo snobismo di talune caste, non fanno che operare nella direzione della continuità e quindi dell’esasperazione di metodi e comportamenti verticisti. Se il sogno e la fantasia hanno ancora un valore imprescindibile nell’impeto creativo allora il sogno e la fantasia non possono che figurare nei titoli di testa di un nuovo assetto che pertiene alla creatività e alla produzione dei nuovi modelli espressivi che vogliono e che hanno diritto di entrare nel mercato attraverso un percorso rinnovato, trasparente e leale nel rapporto col pubblico e quindi con la cittadinanza. Non chiediamo soltanto che una parte delle risorse pubbliche destinate ai fondi per il cinema vengano rese disponibili per i nuovi linguaggi, per la sperimentazione e per tutti coloro che di fatto sono esclusi da criteri selettivi settari e preordinati, ma pretendiamo rigore e limpidezza nell’utilizzo finale delle risorse stesse. Riservare una parte cospicua degli investimenti pubblici in un’ottica di profitti truccati e nascosti, sottrae risorse che possono essere impiegate per valorizzare talenti che altrimenti restano fuori dal gioco e per questo motivo riteniamo essenziale che venga istituito un regolamento certo, fatto di strumenti di controllo scrupolosi e rispettoso di un codice etico inconfutabile. Se di indipendenza parliamo, allora dobbiamo aspirare a una dimensione che sappia camminare con le proprie gambe. Fino a quando si dovrà invece sottostare a un regime di selezione e di indirizzo che proviene da culture assistenziali per non dire mafiose, clientelari per non dire corrotte, monopolistiche per non dire autoritarie, nessun assetto della società tornerà a camminare con le proprie gambe, nessun aggregato sociale potrà dire di essere libero, nessun individuo potrà ritenersi autonomo. L’indipendenza è in Italia una condizione ancora tutta da conquistare. Il prodotto culturale muore nel momento stesso in cui è subalterno perché perde ogni suo riferimento e smarrisce la sua funzione primaria.
SteP 28 aprile 2011
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