Serpenti & Perplessi In occasione dell’incontro pubblico svoltosi presso la sede dell’ANAC, c’è stato un intervento di Mariangela Barbanente – Presidente di Doc.it – che ha legittimamente espresso una sua perplessità e ha provato a indicare il finanziamento pubblico al cinema indipendente come elemento di contraddizione rispetto all’indipendenza stessa. La contraddizione che Mariangela Barbanente – Presidente di Doc.it - ha tentato di inserire nel concetto di indipendenza svanisce nel nulla se la si esamina nel valore stesso dell’indipendenza, che per sua natura non si sottopone a vincoli indotti né tiene conto, soprattutto nella sua dimensione espressiva e artistica, di condizionamenti provenienti dall’esterno, sviluppandosi solo secondo parametri di autonomia creativa. Nella ricerca pur forzata ed evidentemente strumentale, di rintracciare una dipendenza dal semplice fatto legato ai finanziamenti statali è bene ricordare che il finanziamento non è erogato all’opera in modo diretto sulla base di criteri esclusivamente artistici, ma viene concesso a imprese che intendono produrre l’opera stessa.
Pertanto il rapporto non si esaurisce nella valutazione dell’opera e potremmo dire che in Italia questo aspetto è ancor più marginale, per non dire mortificato, dallo spessore delle commissioni giudicanti. Risulta inoltre assai arduo individuare veri produttori in Italia, cioè persone che si assumono un rischio d’impresa, investono del proprio e realizzano un prodotto secondo i normali dettami di un’azienda produttrice di un bene. Mi sembra doveroso tuttavia citare una definizione abbastanza esauriente di produttore e distributore indipendente (dal testo sulla “proposta di Legge regionale per il cinema e l’audiovisivo di iniziativa del Cons. Foschi e Perilli (PD): 1. soggetti non controllati o collegati a soggetti proprietari o che esercitano il controllo societario diretto o indiretto anche attraverso strutture societarie complesse, ovvero che siano parte di assetti societari facenti capo a holding o altre tipologia di struttura societaria che implichino la comproprietà o il controllo anche indiretto, i quali possiedano o dispongano, a qualunque titolo, di mezzi, reti e strumenti atti alla diffusione radiotelevisiva nazionale, indipendentemente dalle modalità di trasmissione, ovvero che siano operatori di telecomunicazione, fisse e mobili, ivi compresi i fornitori di accesso alla rete internet. 2. Soggetti non legati ai soggetti di cui al n. 1 da accordi di esclusiva aventi per oggetto lo sviluppo, la produzione o la fornitura di opere cinematografiche e audiovisive, limitatamente alla tipologia di opere eventualmente oggetto di esclusiva
Bisogna comunque provare ad andare più a fondo del problema, pur sapendo che tutti coloro che lavorano in questo settore e che non fanno parte dei potentati conoscono alla perfezione il problema. In un tempo in cui la produzione di conoscenza e di offerta culturale subisce l’attacco più violento della nostra storia (superiore anche all’epoca fascista) credo che difendere un diritto diventi un dovere sul quale concentrare tutti i nostri sforzi, senza calcoli di bottega e senza subdole polemiche istillate probabilmente da dietro le quinte in cui agiscono le categorie dominanti e affatto indipendenti. Esigere quindi che il cinema davvero indipendente venga riconosciuto come elemento portante e non come ghetto da soffocare e che riceva il corretto sostegno dallo Stato, rappresenta un passaggio inalienabile per ridare vita a un grande settore dell’espressione, a tante piccole imprese e per garantire dignità e presenza a una grande fetta di consumo culturale oggi quasi del tutto trascurato. Il modello proposto da Indicinema, che ovviamente non necessita della mia modesta difesa, è finalizzato a ricostituire un’identità indipendente con una legittima ambizione di mercato il cui successo sarà la naturale conseguenza di un lavoro svolto con professionalità, passione, trasparenza e impegno artistico e lavorativo. Non è difficile credere che un assetto avviato secondo questo paradigma possa raggiungere nel medio periodo una capacità di autosufficienza dovuta al fatto che investire nel cinema indipendente permetterà di produrre profitto. Bisogna semmai produrre un sistema limpido, in cui il finanziamento pubblico sia sinonimo di corretto utilizzo delle risorse, senza “neri” e senza sperequazioni di sorta, con nuovi spazi per i giovani che vogliono affrontare questo mestiere nei diversi ambiti che esso permette e con maggiori opportunità per quanti lo svolgono da tanto tempo in spazi che si sono sempre di più ristretti. Tuttavia è bene sottolineare che in un paese caratterizzato dalla corruzione e dalla mancanza di professionalità valide nei ruoli strategici esiste un problema di indipendenza che va però esaminato seguendo un processo capovolto. Nel sistema di composizione delle commissioni per il cinema è insita la negazione dell’indipendenza, essendo esse dei veri e propri comitati d’affari che svolgono un’attività solo burocratica nel rispetto delle relazioni privilegiate e delle segnalazioni provenienti dalle diverse egemonie. È quanto meno improbabile che i membri della commissione che sta ad esempio ora valutando la sezione in esame abbiano letto 60 sceneggiature svolgendo su ognuna di queste un’analisi approfondita. Tutti sappiamo che leggono la scheda artistica, la relazione delle stagiste, il soggetto e sostengono un incontro che va dai 7 ai 13 minuti. Una specie di cortometraggio sull’approssimazione. Non è pensabile che la Barbanente abbia parlato a nome di tutti i documentaristi di Doc.it, la cui maggioranza ben conosce le difficoltà e i limiti imposti proprio sul piano dell’indipendenza espressiva e produttiva, ma le sue perplessità sono state utili per generare questa riflessione che evidentemente andava una volta di più affrontata anche a beneficio degli altri “perplessi”. A volte può essere però utile ripartire dall’ABC e quindi dalla definizione che si può trovare anche su un qualsiasi dizionario online. Indipendenza: l’essere indipendente; la condizione di chi non dipende da altri; libertà di agire secondo il proprio giudizio e la propria volontà. Ed esagerando, le fornisco una “pillola di saggezza popolare”: È meglio entrare saltando, che strisciando.
Essere indipendenti può anche far paura, ma chi non s’accorge che questo paese sta soffocando, o vive nel caos ideologico oppure ha i suoi vantaggi perché tutto resti così.
SteP 6 luglio 2011
|