I Signori della Fuffa Ci giunge voce che il 9 settembre alla Mostra di Venezia, vedrà il suo esordio un incontro dal titolo “Banche e Cinema” organizzato dall’ANICA e ABI, Associazione Bancaria Italiana. Tale appuntamento ha l’ambizione di diventare un rituale permanente del Festival di Venezia. Banche e Cinema potrebbe essere l’epigrafe della Cattleya che da anni rappresenta l’esempio per lo meno palese della consociazione tra una Banca –S. Paolo IMI - e un produttore – Riccardo Tozzi, presidente dell’ANICA e legittimo garante dei 100autori. È uno strano paese l’Italia. Mentre frana l’architettura sociale e crolla l’economia reale, c’è chi ragiona solo sulla base dei propri rapporti privilegiati come se nulla stesse accadendo sulle strade che scorrono sotto il loro attico con vista panoramica. È un paese in cui si preferisce cominciare dalla fine, o meglio cominciare dagli interessi del club dei miliardari – banche e dirigenti protetti – che invece di ragionare sull’assetto culturale e sugli spazi di libertà espressiva, continuano a costituire alleanze finanziarie sul modello degli anni ’80 e ’90. Amici degli amici che si arroccano nei fortini dorati per rappresentare un Italia che naviga col vento in poppa sull’onda di successi che riguardano soltanto loro.
A Venezia arriveranno abbronzati e soprattutto rilassatissimi dopo una bella vacanza e ci racconteranno di nuovi accordi in vista di una stagione luminosa e ricca di promesse. Parleranno di soldi, dei loro soldi ben custoditi e di quelli che guadagneranno. Con una situazione finanziaria come quella attuale, in cui l’accesso al credito per imprese e famiglie è reso impossibile dai minimi livelli di fiducia sull’economia italiana, la farsa della partecipazione bancaria all’investimento sul cinema appare solo un’occasione da passarella al Lido di Venezia. Per lo meno se si parla di soldi puliti e non di capitali da smacchiare. Se il mondo della cultura protesta e grida poco importa. Se la società arranca e conta gli spicci per andare a fare la spesa poco importa. Se l’Italia è ridotta a un illegale Far West in cui faccendieri e politici corrotti fanno man bassa di quanto resta poco importa. Chissà se avranno il coraggio di ascoltare la voce di chi non ha paura di descrivere l’esistente per quello che è, e di proporre strade nuove. Chissà se verranno a confrontarsi con chi vuole rompere con quel passato che li ha resi ricchi e potenti e proveranno ad ascoltare e a capire che c’è urgenza di dare spazio anche agli altri, invece di cercare di reprimerlo e assaltarlo. Noi saremo lì e presenteremo un modello trasparente, aperto a tutti. In cui non bisogna essere amico di un mammasantissima per poter sperare di ottenere udienza. Un modello in cui conta la forza delle idee e del lavoro da svolgere nella legalità, al servizio della cultura e non delle banche.
SteP 01/08/2011
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