Re-inventare il quotidiano Commissariati e costretti almeno a salvare la faccia di fronte all’Europa che ci vede ormai come il Far West del Vecchio Continente. Dall’imbarazzo e la retorica che sgorgava dalle conferenze stampa sulla manovra si è capito subito che nessuno di loro sapeva bene dove andare a parare. In compenso, si fa per dire, tutti gli Italiani si sono resi conto che l’unica cosa che il Governo riuscirà a salvare non sarà tanto la faccia quanto semmai, come sempre, la feccia. Quella parte che ad esempio corre a cercare cassette di sicurezza in Svizzera per nascondere chissà cosa, grotteschi e volgari malviventi abituati al paese dei balocchi, in cui tanto è permesso e troppo è addirittura protetto.
Fatto sta che l’Italia resterà ancora per molto un facile bersaglio per gli speculatori. Le banche, tanto per citare solo una delle categorie tutelate, hanno ottenuto uno scudo dalle speculazioni al ribasso grazie al divieto di vendite allo scoperto, ma ci si protegge da quel tipo di attacco solo se il sistema è solido e non grazie ad escamotage estratti dal cilindro in una notte d’agosto. Il mercato, nel suo consistente oscillare, non sta premiando o penalizzando. Sta semplicemente giocando sulla pelle di milioni di persone che subiscono loro malgrado gli effetti della finanziarizzazione delle economie. Tutti noi, che di quei milioni di individui facciamo parte, siamo chiamati a modificare le nostre abitudini e a riprogettare la nostra stessa esistenza. Se accettiamo di vivere sotto il peso di un’entità chiamata crisi che determina comportamenti e stili di vita, sentimenti e relazioni, saremo anche costretti a diventare subalterni e perfino funzionali alla depressione economica. Una condizione questa che appare inaccettabile proprio per i motivi che hanno portato a questa situazione e che hanno spostato i volumi di affari dal mercato reale, quindi da ciò che è più vicino a tutti noi, verso una dimensione virtuale e fittizia, in cui pochi soggetti possono incidere sul destino di interi popoli. La soluzione che nei tempi lunghi diventerà inevitabile è quella di distrarre i capitali dalle borse e rimetterli in circolazione, ma nel frattempo esistono strade meno elaborate per raggiungere nuovi equilibri in seno alla nostra società. Il primo passo è senza dubbio quello di evitare di considerare la congiuntura come una sventura ineluttabile, una sorta di punizione divina, un destino nei confronti del quale non possiamo opporci. Quasi fosse una forma di nuova resistenza occorrerà ripensare il nostro quotidiano e creare nuove forme nella produzione di reddito. Tornare ad essere consumatori consapevoli che impongono a chi produce e vende beni o servizi a entrare in una logica di mercato identificata negli specifici contesti ambientali, culturali, economici e sociali. Ridurre le filiere e agevolare il consumo nel territorio attraverso circuiti solidali. Penalizzare il lusso, la scuola privata, la clinica privata, il porto turistico attraverso forme di forzato squilibrio (prezzi gonfiati) nelle forniture alimentari e nell’acquisto di materiali e servizi. Fotografare con precisione ogni sperequazione e sfruttarla al massimo grazie ad interventi mirati che colpiscano i più ricchi a favore dei meno abbienti. Tariffe diversificate con forti aumenti che devono assorbire le classi privilegiate (Es.: un pasto al Senato a 500 Euro a persona e mense aziendali e scolastiche a 1 Euro). Stesso principio nella sanità, nella giustizia e sui costi degli affitti. Gli enti locali che tanto stanno condannando questa manovra, hanno a disposizione enormi opportunità per promuovere politiche che impediscano di aumentare la distanza tra ricchi e poveri. Hanno a disposizione le radiografie della popolazione e del territorio. I cittadini, dal canto loro, possono concretamente dar vita a iniziative di cooperazione e di solidarietà che rivitalizzino le comunità nell’ordine di una nuova capacità di consumo e di convivenza. Da settembre è molto probabile che traballeremo paurosamente e le scosse non dureranno poco. I soldi ci sarebbero. Sono più o meno nascosti ma ci sono. Riportiamoli dove servono e rimettiamoli in circolazione. La ricchezza che esiste non va re-inventata. Deve solo essere redistribuita.
SteP 14 agosto 2011
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