Una rete culturale per Roma

architettura-cultura-roma6dQuello che è stato realizzato nelle due giornate di incontri al Filmstudio è un altro passo nella costituzione di una rete che sia determinante per la costruzione del grande progetto complessivo di cui c’è bisogno.
Non ci sono state sigle organizzatrici, inviti a candidati sindaco, né elementi di autoreferenzialità. È nata e cresciuta, bisogna sottolineare con successo, grazie all’intervento attivo e solidale di quanti hanno compreso che ci troviamo di fronte a un passaggio cruciale per il futuro di Roma.
Si è cercato di comporre un percorso in grado di produrre testimonianza, informazione ed elaborazione collettiva e abbiamo voluto coronare questa esperienza con un tributo ad Anna Magnani come atto finale del nostro impegno.
L’atmosfera che si respira all’interno del settore è la stessa che avvertono i cittadini romani. Tra incertezze e disarmonia con una classe dirigente che poco ha fatto (e male) per il rilancio culturale della Capitale, si percepisce un quadro di riferimento impreparato ad approfondire un ragionamento complessivo sulla cultura.
Il silenzio della politica su questo tema è stato uno dei fattori che ha dato impulso alla nostra iniziativa. Soprattutto in una città come Roma non esiste argomento di così rilevante spessore come quello che riguarda gli indirizzi e i processi culturali da mettere in atto ed è altrettanto evidente che è in particolare su questo terreno che poggia il nostro rilancio urbano, sociale ed economico in termini di riqualificazione, valorizzazione e sviluppo.
La forte frammentazione politica che si sta manifestando, unita all’assenza di voci e tesi autorevoli capaci di esprimere una visione complessiva saggia ed efficace, ma soprattutto di profonda discontinuità rispetto al passato, sono elementi sconcertanti che non fanno altro che accrescere la sfiducia e il rischio che si continui ad operare senza una programmazione adeguata sul medio e lungo periodo. Si percepisce da molte parti che si sta cercando di avviare un confronto, già di per sé tardivo e compresso sulle esigenze elettorali, seguendo uno schema convenzionale e retorico, giocato all’interno di reticolati relazionali e sviluppato sulla sola base del consenso. Uno scenario che non tiene conto che la situazione di Roma è tutt’altro che “convenzionale” e necessita di interventi vigorosi e innovativi, elaborati nella direzione improrogabile della ricostituzione civica del tessuto sociale.
13220670_10154302919878729_8729445667528120851_oL’eventualità che si riproducano modelli devastanti per Roma (eventismo, bandi privi di programmazione, discriminazione delle periferie, soppressione di spazi espressivi) avrebbe trovato una sponda fatalmente favorevole se dalle realtà attive nei diversi territori non arrivassero proposte di benefica rottura rispetto al passato. In questo caso, per la maggior parte di loro, si aprirebbe una fase di ulteriore declino e aree sempre più ampie di iniziativa e di assorbimento di risorse verrebbero occupate da soggetti interessati ad alimentare i carrozzoni anziché elevare i livelli di proposta culturale. Non ultimo, vista ormai la conclamata presenza della grande criminalità organizzata in molti settori della nostra economia, esiste la concreta minaccia che investimenti provenienti da quel mondo, vengano indirizzati verso quello che rappresenta il “grande affare” in una città unica come Roma (è il passaggio successivo delle bancarelle su ogni marciapiede delle nostre strade).
Serve quindi una grande proposta basata sulla qualità effettiva dei percorsi prodotti. Un progetto ampio e condiviso che sia capace di assicurare programmazione nel lungo periodo, continuità, comunicazione verso la popolazione, valorizzazione degli spazi e attrazione di tutte quelle risorse che possiamo ottenere solo grazie a modelli estesi, efficienti e ben definiti.
I nemici li conosciamo bene e sono la frammentazione, l’autoreferenzialità, l’accordo di corridoio, la difesa degli orticelli e tutte quelle pratiche che ci hanno portato alla situazione attuale. Per questi mali operiamo molto spesso in dimensioni limitate che poco appartengono a una grande capitale europea. Viviamo e lavoriamo in una città di 4 milioni di abitanti, con milioni di turisti che arrivano da tutto il mondo, e siamo molto spesso costretti (o abituati) ad agire come se stessimo in 400 paesi mal collegati fra loro, composti ognuno da 10.000 persone. Così facendo è impossibile valorizzare la infinite potenzialità che Roma offre ed è altamente improbabile ottenere quelle risorse, rispetto alle quali saremmo invece dei privilegiati proprio per i vantaggi garantiti dalla nostra straordinaria città.
È quindi indispensabile formare una rete riconoscibile che comunichi ogni giorno con quante più persone possibili, rendendole parte attiva di quello che viene prodotto in tutta la città non solo nella dimensione della fruizione/consumo culturale ma in quella più incisiva della crescita sociale in tutti i termini che essa comporta (sicurezza, decoro urbano, sviluppo economico, inclusione, formazione, etc.)
Su questa prospettiva è innegabile che la politica possa giocare un ruolo essenziale, ma legittimamente c’è da chiedersi se in questo quadro attuale, la politica da sola sappia mettere in moto un processo di questa portata senza l’apporto di un’aggregazione di realtà e di operatori che fanno circuito e che siano pronti a mettere in pratica un percorso comune di sviluppo.

13217510_10154302920273729_7522032385551942350_oPer rendere concreto il progetto culturale di cui Roma ha bisogno, servirà identificare le realtà e gli spazi, in modo che ciascun operatore venga messo in condizione di beneficiare di un’energia comune resa possibile da forme di collaborazione permanente. In tal modo sarà più agevole coordinare una programmazione continua ed estesa nel tempo e con strumenti di comunicazione più solidi da affiancare alla sola diffusione sui social network, si raggiungerà un livello di promozione più diffuso che riesca a entrare nei processi con più incisività e maggiore visibilità e concretezza. Al tempo stesso andranno messi a regime gli spazi in quanto luoghi in cui si lavora tutto il giorno e tutti i giorni nelle varie attività e a loro volta godere di un coordinamento che faccia circuito e che li renda attrattivi per un pubblico sempre più ampio.
Saranno questi i due passaggi prioritari per far emergere in modo definito cosa e come si produce, sia in termini artistici e culturali che formativi o sociali, e qualificare con più determinatezza il lavoro che si svolge per eliminare approssimazioni e malintesi sull’attività delle associazioni culturali.
Possiamo contare su possibili alleanze che fino a oggi non erano mai state formulate e si tratta di rapporti che non prevedono vincoli espressivi né tantomeno ritorni consociativi o di consenso.
Esistono le condizioni per partecipare ai bandi europei e ottenere risorse fino a questo momento impensabili.
C’è la possibilità di sviluppare strumenti di collegamento con la comunità che possono garantire continuità a forme di comunicazione basate su un coinvolgimento autentico fatto di informazione e dialogo con il territorio.

I fattori di rigenerazione e di rafforzamento di questo ambiente dipendono dalle scelte che dal basso possono essere messe in pratica con modalità più immediate e che Roma è ancora aperta ad accogliere.
Servono forze che si mettano insieme per fare sistema tra loro e con la città stessa.
Diversamente, le grandi centralità e i baronati collegati ai poteri, godranno di un ruolo privilegiato che consentirà loro di avanzare sul terreno dell’accumulazione privata di contenuti culturali sempre più omologati e privi di una visione legata alla sana crescita sociale di tutti i cittadini.

Si è perso molto tempo cercando l’appuntamento giusto con l’assessore di turno e col burocrate onnipotente.
I politici si preoccupavano del consenso politico e molte volte i teatranti parlavano del teatro, i cinematografari parlavano del cinema e così via. Molto spesso all’inizio e alla fine dei discorsi c’era il capitolo soldi.
Intanto e tutt’intorno, tra smottamenti e implosioni, la società e in particolare le giovani generazioni perdevano molti dei riferimenti che proprio chi lavora nella cultura avrebbe dovuto promuovere e sostenere.
Le risorse, ma anche la buona politica così come il rapporto con un pubblico vivo e consistente, saranno l’effetto del ritrovare quel senso originario e inalienabile che è linfa e faro di chi lavora in questo settore. Va bene avvertire i nostri amici di Facebook che stiamo per fare l’evento, ma se riusciamo a dirlo a qualche centinaia di migliaia di Romani incontrandoli, parlandoci e stando l’uno affianco all’altro, avremo rimesso in moto questa nave fantastica che si chiama Roma. Perché solo in quel momento sentiranno di essere parte attiva di ciò che stiamo facendo e che ci mettiamo tutti in gioco per rilanciare la città che amiamo
Allora sì che avremo trovato le soluzioni che vogliamo e nessuno potrà più togliercele.

SteP
15 maggio 2016

Foto: Matteo Nardone

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