Editoriali

ETF: la diversificazione illusoria dei padroni del mondo

ETF: la diversificazione illusoria dei padroni del mondo

È in corso una massiccia operazione globale, senza precedenti, nel settore degli ETF.
Interessa anche l’Italia

Sapete di quella lista di articoli che appare all’apertura del browser? Stavo scorrendo i titoli ed è comparso un link che invitava a comprare ETF. Ho fatto una ricerca e ho trovato un sentiero interessante che offre un panorama poco noto ma ricco di implicazioni.
Prima del mio articolo, in questi box blu, trovate le tappe della ricerca e le fonti che ho consultato.

La promozione massiccia degli ETF (2024-2025)

Nel 2024 sono confluiti 1,12 trilioni di dollari negli ETF quotati negli Stati Uniti, quasi il doppio dei 600 miliardi registrati nel 2022 e nel 2023, e nettamente superiore ai 900 miliardi del 2021, il precedente record annuale.

A livello globale, l’industria degli ETF ha raccolto nel 2024 un record di 1,88 trilioni di dollari, mentre la seconda raccolta più alta era stata di 1,29 trilioni nel 2021.

Nel 2025, i flussi negli ETF hanno già superato 1 trilione di dollari nei primi dieci mesi e sono sulla buona strada per superare il record del 2024. Ottobre 2025 ha registrato 166 miliardi di dollari di afflussi, il più alto totale mensile di sempre.

Gli asset globali degli ETF hanno raggiunto 14,5 trilioni di dollari a febbraio 2025. Nel 2024 sono stati lanciati 1.712 nuovi ETF, il numero più alto mai registrato in un anno.

Nel giugno 2025, iShares (BlackRock) ha lanciato una campagna pubblicitaria globale chiamata “The Market is Yours” in collaborazione con l’agenzia creativa Mother, rivolta specificamente agli investitori retail per presentare l’investimento come un’attività positiva e inclusiva aperta a tutti.

BlackRock ha appena rilasciato una nuova campagna pubblicitaria con il tag “The Market is Yours” per celebrare il 25° anniversario del marchio iShares ETF. Durante un investor day, i vertici dell’azienda hanno illustrato le ambizioni di crescita in ETF attivi, criptovalute, intelligenza artificiale, portafogli modello e mercati privati entro il 2030.

Vanguard, che storicamente ha adottato un approccio discreto nella promozione, ha intensificato le iniziative di engagement con i clienti in occasione del suo 50° anniversario, organizzando eventi con 400 ospiti a Londra e altre città.

BlackRock invita periodicamente influencer sui social media a eventi e fornisce loro regali e intrattenimento che possono incentivare la creazione di contenuti favorevoli riguardo ai prodotti iShares.

iShares ha sviluppato una strategia di contenuti social per connettersi con una nuova generazione di potenziali investitori (Millennial e Gen Z) e aumentare la consapevolezza del marchio e degli ETF.

I fondi comuni si avviano verso il terzo anno consecutivo di deflussi, con gli investitori che hanno ritirato 340 miliardi di dollari fino a novembre 2024, mentre gli afflussi negli ETF hanno raggiunto il record annuale superando 1 trilione di dollari.

I fondi gestiti passivamente continuano ad attrarre afflussi mentre quelli a gestione attiva perdono asset con un altro mese di deflussi. I fondi passivi detengono ora più della metà degli asset totali dei fondi a lungo termine negli Stati Uniti.

Un esempio: in Italia, Fineco offre ETF iShares-BlackRock a zero commissioni di acquisto dal novembre 2022 al dicembre 2025 (prorogato più volte), insieme a promozioni simili per Amundi (prorogata fino a marzo 2026), Xtrackers, Fidelity e Franklin Templeton.

Nei primi quattro mesi del 2025, gli ETF Vanguard hanno registrato 147,7 miliardi di dollari di afflussi netti globali, davanti al principale rivale BlackRock che ha raccolto 114,7 miliardi in nuovo business ETF mondiale.

Il divario tra i primi due posti (BlackRock e Vanguard) e tutti gli altri appare sempre più insormontabile. Il settore globale degli ETF vale ora 14 trilioni di dollari.

Questi dati documentano una promozione sistematica e coordinata degli ETF su scala globale: campagne pubblicitarie massive rivolte agli investitori retail, coinvolgimento di influencer, eventi celebrativi per anniversari aziendali, promozioni a zero commissioni presso le banche, e un trasferimento senza precedenti di capitali dai fondi comuni agli ETF. Non si tratta di una crescita organica del mercato, ma di una strategia promozionale orchestrata dai principali gestori per consolidare la propria posizione dominante.

Dati sui flussi e asset globali

Campagne pubblicitarie e strategie promozionali

Spostamento dai fondi comuni agli ETF

Promozioni in Italia

L’architettura del controllo

Nel lessico finanziario contemporaneo, gli ETF (Exchange Traded Funds) vengono presentati come strumenti democratici, accessibili, capaci di offrire diversificazione a basso costo. La realtà dei numeri racconta una storia diversa. BlackRock gestisce oltre 10 trilioni di dollari in asset, Vanguard supera i 7 trilioni, State Street ne amministra 3,5. Insieme, questi tre colossi detengono partecipazioni superiori al 20% in oltre l’80% delle aziende quotate nell’S&P 500. Nel mercato degli ETF la concentrazione è ancora più marcata: iShares (BlackRock) e Vanguard controllano tra il 70 e l’80% del mercato statunitense.

Quando milioni di risparmiatori acquistano lo stesso ETF sull’S&P 500, non stanno diversificando. Stanno affidando i propri risparmi allo stesso paniere di aziende, gestito dalle stesse tre entità. La diversificazione promessa si rivela apparente: il rischio non viene distribuito, ma concentrato in poche mani.

I rischi invisibili

La liquidità degli ETF rappresenta uno degli equivoci più diffusi. Un ETF può essere scambiato in tempo reale come un’azione, ma la sua liquidità effettiva dipende dagli asset sottostanti. Nel marzo 2020, durante il panico iniziale della pandemia, numerosi ETF obbligazionari hanno registrato crolli di prezzo molto superiori a quelli dei titoli in portafoglio: i market maker1 non riuscivano a prezzare correttamente strumenti i cui sottostanti erano temporaneamente illiquidi. Chi ha venduto in quei giorni ha subito perdite amplificate rispetto al valore reale degli asset.

Esiste poi un meccanismo poco conosciuto: il prestito titoli. Per incrementare i rendimenti, i gestori prestano le azioni contenute negli ETF a hedge fund2 che intendono venderle allo scoperto. I proventi di questa attività vengono trattenuti in parte dal gestore (fino al 50%), mentre il rischio di controparte3 ricade sull’investitore. Nel 2008, il collateral4 fornito a garanzia di operazioni simili si rivelò in molti casi insufficiente o tossico.

1 – Market maker: Intermediario finanziario che si impegna a garantire la liquidità di uno strumento quotato, esponendo in modo continuativo proposte di acquisto e vendita. Nel contesto degli ETF, i market maker determinano il prezzo di scambio e facilitano le transazioni tra investitori.
2 – Hedge fund: Fondo di investimento alternativo, generalmente riservato a investitori istituzionali o ad alto patrimonio, che impiega strategie speculative come la vendita allo scoperto, la leva finanziaria e i derivati per ottenere rendimenti decorrelati dall’andamento dei mercati.
3 – Rischio di controparte: Rischio che una delle parti coinvolte in una transazione finanziaria non adempia ai propri obblighi contrattuali. Negli ETF sintetici, che replicano un indice tramite contratti derivati (swap), il rischio di controparte si riferisce alla possibilità che l’istituzione con cui è stato stipulato il contratto non sia in grado di onorare i pagamenti dovuti.
4 – Collateral (garanzia): Attività finanziarie depositate a garanzia di un’obbligazione contrattuale. Nel prestito titoli e nei contratti derivati, il collateral serve a proteggere la parte creditrice in caso di inadempienza del debitore. In condizioni di stress di mercato, il valore del collateral può deteriorarsi rapidamente, riducendo l’efficacia della protezione.

Il potere di voto e l’influenza politica

Quando si acquista un ETF, non si acquisisce il diritto di voto sulle azioni in portafoglio. Quel diritto resta al gestore. BlackRock è spesso il maggiore azionista singolo di migliaia di aziende globali: Apple, Microsoft, Exxon, le principali banche. Vota sulle nomine dei consigli di amministrazione, sulle retribuzioni dei manager, sulle politiche ambientali e sociali. Gli interessi del gestore non coincidono necessariamente con quelli del risparmiatore: rispondono a logiche di sistema, di relazione con i governi, di stabilità dell’ordine finanziario di cui sono architetti.

Durante la crisi Covid, la Federal Reserve ha incaricato BlackRock di gestire i programmi di acquisto di obbligazioni corporate per stabilizzare i mercati. Un soggetto privato ha così deciso quali aziende salvare e a quali condizioni, mentre deteneva partecipazioni rilevanti in molte di quelle stesse aziende. Il fenomeno del “revolving door” amplifica questa dinamica: ex dirigenti di BlackRock occupano posizioni di vertice nei ministeri economici e nelle banche centrali di tutto il mondo. Occorre ricordare, a questo proposito, che la Fed stessa, in passato, ha segnalato i fondi comuni e gli ETF come una potenziale fonte di instabilità finanziaria.

Tre esempi chiariscono la portata sistemica di questo potere.
Primo: gli ETF pesati per capitalizzazione creano un ciclo di feedback per cui più un’azienda cresce, più gli ETF sono costretti ad acquistarne azioni, gonfiando artificialmente le valutazioni delle mega-cap5 e rendendo il mercato più fragile e meno legato ai fondamentali.
Secondo: attraverso gli ETF ESG, i gestori possono di fatto determinare quali aziende accedono ai flussi di capitale “sostenibile” e quali ne restano escluse, esercitando un potere normativo senza mandato democratico.
Terzo: immaginiamo che questi stessi soggetti, già consulenti di governi e banche centrali, acquisiscano partecipazioni dominanti in settori come la sanità, l’istruzione, le infrastrutture pubbliche. Il confine tra gestione finanziaria e governance della vita associata diventerebbe indistinguibile. La concentrazione di potere finanziario prefigura la possibilità di una privatizzazione strisciante di ambiti che consideriamo diritti: dall’accesso alle cure all’istruzione, dalla casa alla pensione.

5 – Mega-cap: Società quotate con capitalizzazione di borsa superiore ai 200 miliardi di dollari. Negli indici pesati per capitalizzazione, le mega-cap (come Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon) esercitano un’influenza sproporzionata sull’andamento complessivo dell’indice.

Oltre l’illusione della semplicità

Gli ETF hanno democratizzato l’accesso a strategie un tempo riservate agli investitori istituzionali. Ma questa democratizzazione nasconde un trasferimento di potere verso pochi attori globali che operano con scarsa trasparenza. Il risparmiatore può informarsi consultando le dichiarazioni di voto dei fondi (moduli SEC N-PX), preferire gestori indipendenti più piccoli, pretendere trasparenza sui prestiti di titoli e sulle politiche di voto. Può soprattutto comprendere che “basso costo” non significa “senza conseguenze” per il sistema.

La questione non è se gli ETF siano strumenti utili, perché teoricamente lo sono. La questione è chi li controlla, con quali fini, e quale potere questo conferisce su mercati, aziende e, in prospettiva, su sfere della vita collettiva che dovrebbero restare pubbliche. La finanza contemporanea non si limita ad allocare risorse: orienta scelte collettive, definisce priorità, stabilisce chi conta e chi no. Quando tre società private gestiscono asset superiori al PIL di qualsiasi nazione eccetto Stati Uniti e Cina, la domanda su chi governa davvero le nostre economie smette di essere teorica.

Stefano Pierpaoli
20 novembre 2025

Stefano Pierpaoli

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