Interrogare il presente
C’è un momento, verso la fine di una discussione pubblica, in cui si capisce se è valsa la pena. Non è quando gli applausi arrivano puntuali, né quando le battute funzionano. È quando il silenzio della sala diventa denso, quasi tangibile. Potremmo chiamarlo rumore del pensiero critico.
Giovedì sera alla Libreria Eli è successo questo. Circa 60 persone, si sono misurate con interrogativi e riflessioni su una questione centrale: il potere contemporaneo opera in una zona grigia tra legale e arbitrario. Spezzare questa deriva è utopia o scelta politica ancora possibile?
Nessun format da talk show. Nessun conduttore a gestire i tempi. Nessuna regia per imporre: “adesso facciamo la domanda provocatoria”. Solo persone che hanno scelto di esserci, in un giovedì sera di novembre, per trovare insieme nuove formule di analisi e di linguaggio. Siamo in tanti a volerci liberare dagli oscuri scenari di questo presente.
Il valore di questi spazi non sta nel consenso. Sta nella possibilità di dissentire senza urlare, di problematizzare senza polarizzare, di ragionare senza dover scegliere un campo prima ancora di aver formulato un pensiero.
Video: "A proposito di fascismo"
Giuseppe Ambrosio ha portato il suo lavoro sulla “paranoia del potere” come struttura antropologica. Giampaolo Cadalanu ha offerto lo sguardo del giornalismo che prova ancora a fare domande invece di confermare narrazioni. Chi scrive ha tentato di mappare i dispositivi concreti – algoritmi, oligarchie, paradigma securitario – che negli ultimi quarant’anni hanno trasformato le democrazie in qualcos’altro.
La scommessa più urgente della contemporaneità sta nel recuperare la dignità del dubbio, la pazienza dell’analisi, il coraggio di dire “non lo so” quando non lo sai.
Fuori dall’ombrello mainstream
I talk show hanno una funzione precisa: rassicurare confondendo le acque. Offrono la sensazione di capire in tre minuti cosa sta succedendo. Forniscono nemici chiari, soluzioni semplici, identità pronte all’uso. Un fast food televisivo che sazia senza offrire cibi sani.
Gli incontri come quello di giovedì sera hanno un’altra ambizione: disturbare. Non nel senso dello scandalo o della provocazione gratuita. Disturbare nel senso etimologico: interrompere l’ordine delle cose, creare uno spazio di sospensione dove è possibile pensare altro e oltre.
Video: "Il fallimento del neoliberismo"
C’è una domanda che attraversa “Il Futuro Pilotato” dall’inizio alla fine: perché abbiamo smesso di fare domande? Perché abbiamo accettato che il futuro venisse “pilotato” invece che progettato? Quando abbiamo deciso che la politica fosse solo gestione dell’esistente invece che costruzione del possibile?
La risposta non è semplice. Passa attraverso quarant’anni di trasformazioni economiche, tecnologiche, culturali. Passa attraverso il modo in cui abbiamo delegato prima alla finanza, poi alle oligarchie, poi agli algoritmi, la capacità di immaginare il nostro futuro.
Ma la domanda resta: possiamo ancora sottrarre il futuro alla sua cattura?
La voce outsider
Fare domande da fuori. Non perché si è migliori, ma perché da dentro il sistema non si vedono certe cose. L’outsider è chi ha rinunciato alla carriera, al palcoscenico, alla voce amplificata, in cambio della possibilità di dire quello che vede senza dover rispondere a padrini, partiti, cordate di potere.
È una posizione scomoda. Spesso solitaria. Sempre esposta. Ma è l’unica che consenta analisi incontaminate.
Video: "La ritirata dalla memeoria"
E forse è anche l’unica da cui vale ancora la pena provare a costruire un discorso pubblico che non sia propaganda, intrattenimento o terapia di gruppo. Un discorso che chiede ai lettori, agli ascoltatori, a chi decide di esserci: siamo disposti a guardare in faccia le nostre responsabilità?
Perché il punto non è stato “presentare un libro”. Il punto è stato aprire uno spazio di riflessione condivisa. E quello spazio può continuare a esistere, può allargarsi, può diventare qualcosa di più di una presentazione.
Può diventare una rete di persone che hanno scelto di non delegare il proprio pensiero. Che hanno deciso di fare domande invece di aspettare risposte preconfezionate. Che sanno che il futuro non è scritto, ma nemmeno inevitabile.
È pilotato. Ma possiamo ancora riprendere i comandi.
Video: "I nostri muri"
Video: "Schiavi dell'audience"
Video: "Sintesi della serata"
Giuseppe Maria Ambrosio
Dottore di ricerca in filosofia politica, assegnista presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, dove svolge attività didattica e di ricerca presso le cattedre di Scienza e filosofia politica e Filosofia delle scienze sociali.
È autore di numerosi saggi su riviste scientifiche nei quali si è occupato principalmente delle tematiche della sovranità e dell’immaginario politico nonché, più di recente, dei riflessi politici e sociali dell’alienazione. Nel 2024 ha pubblicato, per Mimesis, L’illusione di Aiace. Potere paranoico e immaginario del complotto , dove indaga la psicologia del potere politico.
Giampaolo Cadalanu
A lungo inviato speciale del quotidiano “la Repubblica”, si è occupato per oltre trent’anni di crisi e conflitti in tutto il mondo, dal Medio Oriente ai Balcani, dal Sudan all’Afghanistan, dalla Libia all’Ucraina, dallo Sri Lanka al Libano. Come defense correspondent ha seguito i soldati italiani nelle diverse missioni all’estero. Gli sono stati conferiti, tra l’altro, il Premio Boerma della FAO e la Colomba d’oro dell’Archivio Disarmo.
Nel 2025 ha pubblicato, per Editori Laterza, Sotto la sabbia. La Libia, il petrolio, l’Italia, in cui racconta la storia della Libia dalla presa di potere di Gheddafi fino ai giorni nostri.





