Identificare fattori riassuntivi del male contemporaneo è un’impresa complessa. Rischia di diventare esercizio retorico o tramutarsi in percorso di semplificazione eccessiva. Questo almeno potrebbe succedere in una società che aspira anche a guardarsi dentro senza ipocrisia.
Poi basta accendere la Tv, seguire un telegiornale, un talk show e una trasmissione d’intrattenimento. Dopo il disgusto, magari transitare sul Web, rotolando passivi ma non troppo lungo i lugubri muri di un social network. Rimbalzare poi su un messaggio Whatsapp e finire col ripensare all’ultimo film di Sorrentino. Tutto appare più chiaro.
Abbiamo evitato per troppo tempo di interrogarci sui danni che stavamo producendo con il nostro scivolare verso i finti paradisi del non-pensare, del non-ragionare e del non assumerci responsabilità.
Abbiamo scelto di rinunciare a qualsiasi presa di coscienza. O meglio, la presa c’è stata, è la coscienza che è scomparsa del tutto.
Dovevamo imparare dalle crisi di panico che, negli anni 80, ci facevano mancare il respiro e ci annebbiavano i pensieri. Invece abbiamo preferito l’abitudine a respirare i cattivi odori e abbiamo scelto di eliminare il pensiero.
Ci siamo resi subalterni alla semplificazione della vita, della storia, delle emozioni e dei sentimenti. Abbiamo aderito a modelli che allontanano tutto ciò che non sia riduzione, determinismo e de-contestualizzazione.
Siamo così precipitati nelle povertà contemporanee che condannano l’individuo alla precarietà e all’attesa del nulla. Frustrati e perciò violenti. Idonei alle dittature.
A quel punto non c’era altra possibilità che abbassare anche la qualità del linguaggio, dell’istruzione, dell’educazione e innalzare la volgarità al ruolo di grammatica sociale.
In Italia pare sia molto di moda il dibattito su fascismo e antifascismo. Argomento molto salottiero e di largo consumo. “Lei è antifascista?” è una domanda amata dai sapienti e non c’è domanda più fascista di questa. Reazionaria e moralista, esprime perfettamente l’assenza di un pensiero precedente. Lo stupido pone questo vuoto interrogativo per consentire all’altro stupido di non rispondere. Fanno parte tutti e due di uno stesso partito e alimentano insieme un fascismo che non incontra argini intellettuali e soluzioni filosofiche. Nel regno degli idioti, la polarizzazione senza identità è la regola numero 1.
Non è la memoria dell’antifascismo a essere il problema, ma il suo utilizzo rituale e privo di sostanza, che nasconde l’assenza di pensiero critico reale.
Imporre a noi stessi una qualche forma di coraggio e di responsabilità cui abbiamo abdicato da almeno 50 anni potrebbe l’inizio di una soluzione.
Politica e istituzioni si accorgerebbero che nel perverso gioco creato dalla loro e dalla nostra inconsistenza si sta inserendo un elemento nuovo che genera contraddizioni.
Lasciamo a loro il lerciume dell’incompetenza, della mafiosità e dell’inciviltà.
Andiamoci a riprendere la vita in tutta la sua meravigliosa complessità, senza paura e con gentilezza.
Ci restituirà tesori che abbiamo dimenticato di possedere.
Stefano Pierpaoli
12 maggio 2025
Cartografia del Male Contemporaneo
Il male contemporaneo non si presenta più con i tratti riconoscibili dell’orrore manifesto. È silenzioso, diffuso, integrato. Non ha bisogno di gridare: gli basta aderire, insinuarsi nei discorsi, nei gesti, nei dispositivi sociali e culturali…
Il male contemporaneo non ha più i tratti riconoscibili dell’orrore manifesto. È silenzioso, diffuso, perfettamente integrato. Non ha bisogno di gridare: gli basta insinuarsi nei discorsi, nei gesti, nei dispositivi sociali e culturali.
Questa trilogia nasce dal tentativo di mappare alcune delle sue forme più attuali e insidiose, spesso trascurate proprio perché normalizzate.
Treni verso l’abisso esplora la spinta alla semplificazione e alla delega cieca, che trasforma le persone in passeggeri passivi su binari tracciati da altri.
Geometria della paura analizza il ruolo delle emozioni – in particolare la paura – come forza che restringe il pensiero e alimenta soluzioni autoritarie.
L’egemonia del pessimo riflette infine sul dominio della mediocrità come cifra del nostro tempo: una mediocrità che non solo spegne l’eccellenza, ma sospetta di ogni tentativo di elevarsi.
Tre sguardi, un unico intento: riconoscere le maschere del male quando si mimetizza nell’ordinario.
Perché troppo spesso il male non si impone, si lascia fare.
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La semplificazione è madre dell’ignoranza indotta, della mediocrità, dell’opinione da bar. Rotola passivamente verso un modello di comunicazione tra gli...

In assenza di fiducia, la paura garantisce la coesione. Dove manca un progetto comune, essa diventa la grammatica implicita del...

L’estetica della volgarità forma le nostre menti e corrode la dignità. Con il nostro consenso “Il male comincia quando si...





