Deliranti, fuori dal tempo e spesso mitomani. Senza accorgersi che un abbondante 70% (per essere buoni) della popolazione italiana ha poco tempo per seguire le reciproche invettive di un manipolo di peripatetici da fine impero, si aggrovigliano su un conflitto fatto di date e di proclami, in cui la sfida, intellettualmente parlando, ha ormai l’aspetto di una sassaiola tra borgatari.
C’è tuttavia la suggestiva variante di una nuova marcia su Roma di “milioni d’Italiani” alla quale viene opposto un timido richiamo alla responsabilità (meravigliosa parola di cui la nostra politica non tiene mai conto). Siamo pertanto arrivati alla carnevalata fatta, seppur in modo goffo, da un ristretto gruppo di (tutti) conservatori (tutti) bighelloni che dovrebbe portarci al voto in aprile o ad un governo tecnico per la riforma elettorale.

Resta un interrogativo inquietante: in ambedue i casi, sarebbero ugualmente loro l’oggetto della nostra preferenza elettorale? Loro i nostri rappresentanti? Loro a legiferare?
Siamo terrorizzati da questa prospettiva, ma consci della sua ineluttabilità, non possiamo far altro che scrollarci di dosso il manto mortificatorio dei sudditi e lavorare nella democrazia per controllare, rinnovare e imporre regole certe e passaggi obbligati nella direzione di volti nuovi e capaci di ristabilire un clima di convivenza dignitoso.
Noi lavoriamo sul campo e poco ci curiamo, per ora, delle risposte che non arrivano da satrapi e boss. Tutto ciò che sta avvenendo lo abbiamo scritto con molto anticipo e abbiamo messo sul piatto della bilancia un valore assoluto: il lavoro onesto. I silenzi con i quali credono di indebolirci non fanno altro che aggravare la distanza che li separa dalla società civile, da quel 70% (ma quanto siamo buoni) impoverito e stanco, umiliato e arrabbiato, che per la prima volta dopo tanto tempo, ha ben compreso che si deve voltare pagina una volta per tutte per difendere i diritti fondamentali dei Cittadini.
Questa squallida rissa tra conservatori, o per meglio dire conservativi di destra e di sinistra o di dove cavolo vogliono apparire, potrebbe essere finalmente l’ultimo atto di una brutta storia.
Personalmente non credo che si andrà al voto tra 3 o 4 mesi. Ci sarà una fase complessa e lunga di riscrittura di regole in cui la Cittadinanza dovrà essere parte in causa per garantirsi, tra l’altro, da ulteriori intrallazzi. Oggi più che mai la nostra scelta etica di responsabilità e partecipazione comporta presenza e attenzione. Oggi più che mai abbiamo il dovere democratico e civile di farci carico di un grande patto popolare di rinascita e solidarietà e dare prova di maturità e coscienza.
Diversamente da questo, le derive degenerative già in stato avanzato che ci stanno logorando, godranno di un’accelerazione decisiva.
La democrazia senza regole non è democrazia ed è antipolitica. L’interesse privato e la sistematica aggressione alle Istituzioni è anti-politica.
Il ragionamento che facciamo in quanto donne e uomini liberi inseriti nella società civile e nel territorio, sulla libertà culturale, sulla corretta informazione, sull’indipendenza dell’arte e soprattutto sul diritto al protagonismo, alla partecipazione attiva attraverso principi e valori riferiti alla Costituzione nelle scelte da cui dipende il nostro futuro, è profondamente, lealmente e dichiaratamente politico.
Un sistema di valori condivisi e una cultura solida che ci permetta di crescere nella Democrazia sono i traguardi che hanno alimentato dall’inizio la nostra comunità etica nell’impegno e nell’attività critica.
Abbiamo appena concretizzato accordi con giovani consapevoli e determinati, per crescere ancora e offrire soluzioni al degrado. Altre collaborazioni si aggiungeranno in diversi territori italiani. Ovunque saremo daremo ancora prova che l’Italia non è solo un paese di caste, di rassegnati e di mafiosi. Lo faremo poggiando i nostri sforzi sul valore del merito e del lavoro. Come abbiamo fatto finora.
E questa è Politica.

SteP
Febbraio 2008

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