Le manie non sono una fonte di felicità, ma un mezzo per evadere dalla realtà.
Un modo di dimenticare momentaneamente qualcosa che non vogliamo affrontare.
Bertrand Russell

Il Maniarcato

Le spiegazioni semplici sono spesso una strada in discesa per raggiungere una fluida interpretazione delle cose.
Anche le semplificazioni permettono di non pedalare faticosamente ma di solito si muovono su biciclette senza manubrio e se anche la discesa fosse la stessa, rischia di diventare un’esperienza molto pericolosa.

In un panorama che inchioda le nostre coscienze di fronte ai troppi volti di donne uccise, dobbiamo certo accanirci contro i colpevoli e tutti abbiamo il dovere di creare un fronte di offensiva, anche rabbiosa, contro un fenomeno che sta insanguinando la società.
Si è perso tanto tempo invocando strumenti inefficaci, a partire dall’inasprimento delle leggi che, come dovremmo ormai aver imparato, non rappresenta un argine che limita gli individui a commettere reati.
Nella stessa misura ci stiamo rendendo conto che la moltitudine di mobilitazioni non raggiungono l’impatto sociale che, malgrado il sincero impegno delle tante persone che protestano, vorrebbero ottenere in termini di cambiamento ed emancipazione.

Scarpe rosse, panchine rosse, statue rosse e ciocche di capelli hanno simbolizzato una presa di posizione collettiva ma non sono riuscite a entrare nei territori più oscuri e a al tempo stesso risolutivi per sanare questa sconvolgente ondata di violenza.
Del resto abbiamo a disposizione oltre 200 giornate celebrative che a vario titolo si ripropongono ogni anno denunciando le stesse problematiche.

Il ricorso al mantra del patriarcato che si sta impadronendo del dibattito generale tende a sua volta a diventare un simbolo utile per radunare le masse ma rischia nello stesso tempo di inquinare la giusta battaglia civile che deve essere combattuta.
Lo hanno capito subito la politica e i media che di semplificazioni si cibano. Buttarla in caciara sulla base di una qualsiasi contrapposizione è lo sport nazionale maggiormente praticato e produce continue ondate maniacali e ossessive su un’opinione pubblica sempre più priva di opinione.

Il patriarcato di cui si sta parlando, così come il matriarcato, è una dimensione gerarchica che si realizza all’interno di un nucleo familiare. Sono oltretutto ruoli che in molti casi si alternano a seconda delle diverse competenze. Mi riferisco ovviamente alla famiglia tradizionale, nella società del secolo scorso, in un contesto valoriale ed economico radicalmente diverso da quello contemporaneo.

Questa malefica educazione patriarcale fino agli anni ’60 in effetti ha causato molti danni, potremmo dire come quella cattolica con la quale condivide una radice comune.
Nessuno può negare però che un patriarca possa anche essere saggio e lungimirante, innamorato della sua compagna e intimamente impegnato per la felicità dei figli. La parola in sé non ha un significato negativo e il suo cattivo utilizzo non solo manifesta approssimazione semantica ma finisce col condurci all’ennesimo caos ideologico per assenza di ideologia.

Probabilmente qualche patriarca ancora esiste ma c’è da pensare che sia diventato molto arduo per lui mantenere, nel bene e nel male, il tono di padre padrone che poteva esercitare in quel tipo di comunità. Le dinamiche relazionali hanno subito una trasformazione talmente profonda che oggi un ragazzino può avere tre padri, tre madri, dodici nonni e una schiera infinita di metaparenti virtuali.

Oggi la famiglia potrà anche essere patriarcale, se proprio ci piace questa definizione, ma è soprattutto disfunzionale come la società in cui viviamo.
Il patriarca postmoderno si muove sul monopattino, posta le foto di Snoopy e gira con un drago sul polpaccio. Che cazzo di patriarca è? Semmai è uno scemo di mezza età che ha insegnato al figlio come chattare con farfallina22 senza essersi accorto che il piccolo frequentava 172 siti porno da quando aveva 11 anni mentre il padre beveva prosecco con la sua nuova giovane compagna conosciuta al circolo del padel.

Qualcuno obietterà che si sta analizzando uno spaccato sociale benestante e disinvolto che non è rappresentativo. A me sembra invece che siano le “famiglie normali” per come vengono descritte all’indomani di un femminicidio.
Parlo della nostra normalità, compulsiva ed esasperata, schiava di mille manie che vengono scaricate sulle giovani generazioni che al posto dei patriarchi hanno padroni che dominano la merce e il pensiero.

Le madri e i padri integri che crescono figli sani costituiscono sicuramente la maggioranza delle famiglie nel nostro e in altri paesi. 50 righe non possono mai contenere la sintesi del mondo ma un grido d’allarme sì.

L’enfasi e gli eccessi con cui nostro malgrado siamo costretti a convivere sono tiranni che generano violenza. Quando ci sono in giro troppi superlativi c’è quasi sempre una minaccia nascosta.
Magari è solo una fregatura per farci comprare un telefonino ma qualche volta è uno slogan che ci sta mettendo in mano un’arma.

Stefano Pierpaoli
24/11/2023


The Lonesome Crouching Nude – Pablo Picasso

 

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