Una ventata di nobile audacia ha squarciato il grigio cielo delle nostre paure.
Grazie all’ardimentoso gesto di un gruppo di fieri combattenti, stiamo rivivendo l’appassionante epopea dei prodi girotondini.

Sono trascorsi più di 20 anni, ma sembra ieri, da quando osservavamo entusiasti il valoroso e fervido avanzare di quei coraggiosi paladini della libertà.
Arrivavano da ogni dove – Cortina, Ginostra, Forte dei Marmi – per schierarsi impavidi contro tiranni e invasori. Fino all’ora dell’aperitivo Campo de Fiori sembrava vuota per quanti combattenti erano partiti verso quel fronte impervio e minaccioso.
In tanti avevano abbandonato il loro salotto per spostarlo nei bunker pericolosi dei talk show del Gran Pensiero.
Si deve a loro questo ventennio di fiducia e prosperità, nel quale abbiamo visto fiorire il pluralismo e la democrazia.

Il tempo non ha tuttavia spento il vigore di questa stirpe guerriera. Nell’istante stesso in cui il nemico ha minacciato l’invasione, in un batter d’occhio, si son riuniti con quello stesso spirito pugnace per impedire l’avanzata dei barbari.
A loro sta giungendo l’incitazione della popolazione intera che all’unisono ha compreso la solennità di questa impresa e l’eroismo di questo glorioso avamposto.

La luce che si sprigiona dal luogo della battaglia illumina il nostro cammino e incita il nostro cuore a restare accanto agli indomiti cavalieri della libertà.
Che mai cessi il loro lottare senza mai arrendersi, percorrendo i duri sentieri degli studi televisivi, nelle steppe inaccessibili dei programmi in tv, nelle tremende burrasche delle presentazioni dei (loro) libri.
Fino al giorno della vittoria, nella quale, come 20 anni fa, correremo di fronte ai dehors ad acclamarli per averci liberato.

Stefano Pierpaoli
07/02/2024

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