Si farà forse un gran parlare del nuovo nome dato all’Estate Romana ed è giusto così.
Susciterà sdegno, disgusto, ilarità, imbarazzo. Questa città, ormai a cultura zero, si è spenta sotto il peso di titoli di testa. Titoli tanti, teste (pensanti) un po’ meno.
In realtà l’Estate Romana, quella inventata 45 anni fa dal genio di Renato Nicolini, è morta da tanto tempo.
Accanto a Nicolini c’erano Petroselli, Argan e altri colossi in fatto di esperienza, di onestà politica e intellettuale. Ma da allora più nulla. Nani e ballerine di terza categoria che senza nessuna idea hanno organizzato una pagliacciata dopo l’altra mettendo qualche spiccio “pe fa divertì la ggente”. Spicci mica tanto, visto che si sono buttati al vento milioni di euro.
Il titolo cambia perché cambia il modo di distribuire i soldi per bancarelle e altre scemenze sparse per i quartieri volgari di una città senza più identità. Ma la sostanza è la stessa. Adesso c’hanno messo un gatto con la scritta di Zètema e magari il prossimo anno, tornati al titolo originario, ci metteranno un ippopotamo con la scritta di Zètema.

Romarama. Dare degli imbecilli a chi ha ideato questa nuova idiozia sarebbe facile ma anche inutile. Tanto ormai “imbecille” se lo dicono pure da soli.
Sul sito di Roma Capitale si legge che “romarama parla di una visione ampia di Roma e di una collettività che riprende a muoversi, dopo il lockdown, e torna a vivere spazi comuni.” C’è la firma dell’Assessorato alla Crescita Culturale (crescita de che?) ma evidentemente non si sono accorti che la collettività si muove eccome. Si naviga tra ignoranza e movida. Tutta movida con milioni di fantasmi ubriachi di birra e canne che si sbracano tra meraviglie storiche umiliate e strade sporche piene di buche.

Per ritirare su Roma ci vorrebbero i Romani…a trovalli. Oppure i cervelli e qui entriamo nella fantascienza.

Mannaggia, queste cose non si dovrebbero scrivere perché “c’è un grande mondo fatto di impegno e di passione che lavora per il bene comune”. Però, chissà com’è, appena esce il bando il bene comune sparisce sempre. Perfino chi contestava animato da grandi ideali, alla fine vede quel cartoccetto di euro e si ammansisce. Ne bastano pochi per far abbassare la testa ai rivoluzionari della domenica.
Ma che sarà questo bene comune? La cultura o l’estate romaramana col gatto? Stando ai risultati e all’aria che si respira camminando per strada il bene comune deve essere il sistema Roma: quella cosa in cui ci si spartisce il bottino dei bandi e la città non se ne accorge.
Adesso aspettiamo le prossime frittatine di piazza e romarama com’è arrivata scomparirà senza lasciare traccia.

Speriamo che questo grande mondo fatto di eccetera si dia una mossa perché da quello che vediamo tutto questo lavoro non si vede proprio e non si è visto da un sacco di tempo.

Ora ci vogliono idee. E amore, quello vero. Quello che non sparisce.

 

Per chi vuole leggere:
24 settembre 2014 – Piovono eventi
8 ottobre 2014 – Estate Romana: la ricaduta sul territorio
2 dicembre 2014 – Romicidio volontario e premeditato
5 novembre 2015 – Bandopanettone di fine anno
6 aprile 2016 – Cultura Roma: un silenzio troppo lungo
6 giugno 2016 – Ovviamente Roma
22 giugno 2016 – 150 metri poi gira a…boh!

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