La miseria di Messù Travet

La miseria di Messù Travet Non dobbiamo aspettarci di più. Il Presidente Letta ha pronunciato parole da prima elementare. Ci ha detto che se cade il governo pagheremo l’IMU e lo spread salirà. La lezioncina è insignificante come quella dei bambini che se faranno i cattivi finiranno all’inferno.Il problema è che all’inferno, molti di noi, ci stanno già. Avremmo preferito formule che sapessero per lo meno simulare il ruolo dello statista. Del piccolo statista.E invece niente. La solita litania degli indicatori, senza nemmeno rendersi conto che gli indicatori smentiscono quello che dicono i suoi ministri, che annunciano una ripresa impossibile.Chi può chiedere un atto di fede dopo tanti anni di latitanze della buona politica? Letta Enrico, presidente del consiglio della repubblica delle banane.A un popolo sventrato non basteranno i prossimi proclami di presunta uscita dall’amministrazione controllata da parte dei mercati. Anche perché non sarà vero. L’interrogativo, dopo aver ascoltato il minimo indottrinamento del nuovo maestrino, è se è un cretino totale o se già sa che il governo cadrà. Difficile che questa ennesima accozzaglia di parvenu della politica venga travolta dal fango accumulato in decenni di malgoverno: questo governo dovrebbe tenere malgrado tutto. E questo tutto è il default del sistema Italia o lo squarcio nello stato sociale che inevitabilmente si aprirà, ad esempio, con la service tax.La miseria intellettuale del nostro paese si condensa nello scarno spessore espresso da Letta Enrico nella sua lezioncina da quattro soldi. Se qualcuno riflette su ciò che potrebbe aspettarci dietro l’angolo e che si chiama Matteo Renzi c’è da augurarsi che non commetta gesti estremi.Ah già…l’estremo lo abbiamo già superato da tempo. Che sciocco a non pensarci. Che scemenza riflettere. Stefano Pierpaoli14 settembre 2013 Le miserie ‘d Monsù Travet è una commedia in cinque atti in piemontese composta da Vittorio Bersezio e rappresentata per la prima volta il 4 aprile 1863 al Teatro Alfieri di Torino dalla compagnia Toselli.L’opera, edita dallo stesso autore in italiano nel 1871 e nel 1876 con il titolo Le miserie del signor Travetti a Milano presso la “Libreria Editrice”, venne poi pubblicata nel 1887 a Torino per conto della casa editrice “La Letteratura”.Ignazio Travet, il protagonista, è un impiegato pubblico che ritiene appunto di avere trovato “il posto sicuro” e soprattutto decoroso, ma in realtà non è altro che un umile impiegato.(da Wikipedia)

Accontentare le categorie

Non c’è mai un indirizzo definito. Non esiste scelta politica se non quella della trattativa per l’elargizione. La giostra squallida che viene rappresentata è quella dei pesci grossi ai quali viene offerto un branco di acciughe per sfamarsi in fretta.

Le soluzioni esistono. Non nei poteri costituiti

Dalle stanze delle Istituzioni italiane ci arrivano rumori assordanti. Non si tratta di esplosioni né di tintinnii di sciabole. Sono rumori più vicini al fragore di un crollo e al trascinarsi di detriti.
Rumori disordinati e carichi di angoscia, perché tra quei frammenti che ascoltiamo precipitare e rivoltarsi, ci sono i pezzi della nostra storia, delle radici a cui apparteniamo e di un sistema di valori su cui abbiamo, quasi tutti, costruito o anche soltanto progettato il nostro futuro.

Fine del minuetto

Desta molte perplessità il fatto che nel pieno di una crisi sistemica senza precedenti ci si perda nel solo ragionamento sulle risorse. Accade in molti settori della nostra società e le ristrettezze economiche non fanno altro che perpetrare il mantra dell’emergenza e dei tagli strutturali.

La retoranica del cinema dipendente

Due anni fa Riccardo Tozzi celebrava un anno di straordinario successo del cinema italiano grazie a una serie di pellicole di qualità che avevano raggiunto incassi senza precedenti. Proprio per questo l’associazione che egli presiedeva (e presiede), l’ANICA, ripeteva in ogni festival

Al crocevia dei ricatti

Di tutti gli scenari possibili abbiamo creato il peggiore.
Da 25 anni riusciamo a sorprendere in senso negativo. Berlusconi comprese che gli Italiani vogliono un dux, un agitatore di masse borghesi che abbia un nome e un cognome. E idee semplici da non realizzare.
La sinistra lo seguì e provò con leader di varia natura, di cui Rutelli e Veltroni hanno rappresentato gli esempi più ridicoli.

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